M'affaccio al dolore di fronte agli ulivi

M’affaccio al dolore
di fronte agli ulivi
che vecchi sornioni
mi parlano muti
d’amori passati
sonori di baci
promesse intagliate
nei cuori sui tronchi
di complici venti
che recan profumi
ed echi d’addio
Cantori di storie
intrise di pianto
speranze sepolte
dal tempo che fu
felici momenti
rubati alla morte
“Tu fronde non hai
d’ascoltare cent’anni
né nidi ospitare
nei secoli sai
Conoscere il senso
non puoi del dolore
Di gioia il gioire
tre battiti dura
nel cuore d’umano
ché tempo lui spreca
a serbare per sempre
i quotidiani pianti
“Chi dunque tu sei
per credere eterna
l’angoscia che serra
le porte alla vita
sottile ormai d’ore?
©
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L'autore
Gabriella Cantoni
Ho il cuore in tasca, cambiato in spiccioli e vado pagando debiti più vecchi di me Pesa la moneta, più della banconota Ironia delle cose! Il meno vuole un più largo contenente che non il più, al quale basta poco... forse niente...
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