La vita l’e’ bela
L’oeucc de la felicità rimira
la piasa .
Al sta de papa quand ved al sciur
ch’el riess no a spend i sô danèe e
i tusann che dislenguan par al so murus.
Lüma la faccia de quell ch’al voer god
sensa incasciass de l’affari di alter,
ch’al sciala cunt al cor viscur,
amis de tücc sensa dag a trà
ai fandoni e i mal parol.
Par al sô vers l’è sciur anca al ciucc
ch’al va de sbiess sifuland.
Lü sgora sü i nivul culurà da russ
e ved al mund negàa in del fund
del piston intant ch’al gira sü
la giustra del mar infinit.
“LA VITA E’ BELLA”
L’occhio della felicità guarda la piazza quando è giorno di festa. Sta come un papa quando vede un ricco che non riesce a spendere tutti i soldi come vorrebbe e le ragazze si allontanano da lui per il loro moroso. Guarda la faccia di colui che vuol essere felice senza preoccuparsi delle faccende degli altri, che spende con il cuore leggero, amico di tutti senza dar retta alle fandonie e alle male parole.
Alla sua maniera è felice anche l’ubriaco che cammina di traverso fischiettando.
Lui vola sulle nuvole colorate di rosso e vede il mondo annegare nel fondo del bottiglione mentre gira sulla giostra del mare infinito.
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L'autore
Morini Gianfranco
Le sue prime raccolte di poesie (“Riflessi dell’occhio e della mente”,“Scampoli dell’iride” e “Un fiore tra le stoppie”) tendono alla ricerca della perfezione della lingua. In esse l’autore cerca di coglierne la musicalità, il colore, il valore delle espressioni dettate da stati d’animo intensamente vissuti in situaz
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