Ottobre
Il giorno che morì mio padre era un sabato e c’era il sole.
Ho ricordi vivi e pulsanti di quelle ore.
Chi mi venne a prendere a scuola; mia madre che mi attendeva sul cancello,
le recriminazioni di mia zia riguardo l’incidente.
La gente. Tanta gente.
Presente e composta. Attonita e sfregiata.
Da quel giorno diventai quello senza babbo
Era una Italia di provincia. Cristallina.
Lontana dai botti.
Altrove ci si scannava come bestie.
Moro e la sua scorta. i giorni dell’attesa.
nessun compromesso storico s’ebbe a fare.
Io e mia madre abbiamo percorso la vita
vedovi
di un marito di una adolescenza.
Ho pensato spesso a come sarebbe stato se;
voli pindarici che non han mai portato a niente
Se non a raschiar l’anima con una grattugia.
Il bimbo senza babbo è diventato uomo.
Babbo a sua volta parla di rado di quel padre.
Ha ancora appiccicati addosso
svariati frammenti di memoria dove compare lui.
Il volto, la risata, le spalle grandi.
La voce no; è la prima cosa che perse.
Potessi tornare a quel sabato
con una scusa, una bizza, riuscissi non farlo andar via
Tenerlo con me.
Stringerlo come mio figlio fa ora con me.
Accudirlo e proteggerlo dal suo destino.
Nel tepore di quell’abbraccio, poi, cambiare il mio.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!