E mi domandi ancora
Caterina Zappia
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come fosse un giorno strano senza luna
con la speranza di un battito di sole
a sollevare ancora le spalle stanche
senza perderti nemmeno una parola.
E mi domandi ancora dov’è quella conca
dove annidavano sorrisi e voci,
con pochi pezzi di pane per la fame
che scintillavano calde, fra la gola.
E poi, bastava una preghiera, non era difficile
leggerla fra le pagine giallastre del vecchio
libro, che forbiva le gocce di sudore del giorno,
la sera quando ripassavi i vespri.
E mi domandi ancora se quella pietra
che indicava i limiti del podere, è troppo calda
dal sole, che pettinava ogni filo d’erba
prima che le mani brandivano la zappa.
E se ancora parla il rivolo di gennaio
che gorgogliava ai volti bassi,
schierati fra le siepi verso la cima
fino ai tramonti forgiati in mezzo ai sassi.
E mi domandi ancora mentre il tempo piega
i giorni, se il gelso monta ancora la sua panna
e disconosce il suo perduto amore.
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L'autore
Caterina Zappia
Caterina è nata a Parigi, fra il profumo di cioccolato amaro e la musica di Édith Piaf .Scrive poesie fin dalla sua tenera età. Scrive versi perchè sono loro a farla sentire viva ed amata, sono frammenti di se, di giorni passati, frammenti di sogni e di ricordi che si annidano nella sua anima. La tristezza, la solitu
Commenti (2)
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f
filiberto26 gennaio 2012
Un colloquio (forse con un genitore o forse con se stessa) che rivive il passato attraverso oggetti in disuso e momenti di una remota attività contadina. Quanto amore in questi ricordi. Versi intensi che mi colpiscono e nei quali rivedo tratti della mia infanzia. Segnalata.
Antonella Modaffari Bartoli26 gennaio 2012
Desiderio di ritrovare il tempo perduto attraverso gli oggetti e i luoghi che furono testimoni di un giorno che continua a vivere dentro la nostalgia.

