Cosa
Paolo Ursaia
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Non è facile raccontarmi
perché non mi conosco;
bevo un caffè
e busso al limite della coscienza...
ho visto morire
per fame e malattia
per odio atroce
o per semplice follia;
e quello che m'indigna
è l'assenza che alberga
nella negazione ottusa,
lo sciabordio delle parole
nelle bocche di chi parla
e racconta cose che ignora
per l'applauso di quattro ingenui
che vogliono credere.
Parlavo di coscienza...
chissà se è un bene averne;
ma preferisco vivere la vita
piuttosto che esserne vissuto.
Ho incontrato cialtroni,
dei più non me ne accorgo,
preferisco ignorarli;
ma di quello ho ricordi...
sorseggiava allegro,
nascondendosi dietro
un giusto timore,
e provò a portarmi via la gioia;
chissà se è bene averla,
questa benedetta coscienza:
ma che tutto sia gioia,
o diventerà mia complice.
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L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (2)
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Anna Maria Scamarda1 febbraio 2012
Riflessioni molto amare in un testo poetico ben stilato. Le cattiverie gratuite sono davvero odiose... Ed è cosi difficile mettere in pratica le parole di Gesù che dicono:" Che merito avremmo se amassimo solo coloro che ci amano?"...
Splendido Leotta Michele1 febbraio 2012
una poesia veramente splendida e sentita, porge altissimo livello morale che pochi al mondo col cuore sanno usare... bella bella bella complimenti


