213 lettori online · 362.834 poesie · 7.971 autori
La Piazza Entra Iscriviti
S Scrivere Poesie & Racconti
Pubblica
Home Poesie Introspezione
Introspezione 29 dicembre 2006 · lettura 3 min · 663 letture

Girotondo

P
Potamos 40 poesie pubblicate
+ Segui
Quel box che chiudeva il mondo una giostra che girava senza fine le corse verso casa dopo la scuola la bacchetta della maestra sulle mani le partite senza tempo in quella strada di periferia quel cortile che diventava il West la tosse di tuo padre che urlava nella notte la testa sotto il cuscino per non sentire i voti che non erano mai abbastanza quella pensione al mare i ritorni a casa pieni di nostalgia la luce che illuminava il viso di quella ragazza le telefonate così solo per parlare le mani insieme in quella manifestazione quel megafono nel corridoio del liceo le assemblee tempestose le passioni coltivate ovunque le ore di parole sorrisi abbracci quegli occhi che brillano verso il futuro le notti al ciclostile le canzoni urlate a memoria dentro una chitarra, la polizia che sfonda la barricata le estati di lavoro in quell’ Hotel, i treni che partivano il posto giusto sul binario della stazione la convivenza che scalda il cuore la notte in giro per la città la prima occupazione all’università la sensazione di essere al centro del mondo la diversità come identità quella piazza unica e magica quei volti con l’impronta del futuro lei che arriva come un grande e caldo abbraccio quel primo bacio che apriva ogni dimensione l’amore in quella casa di amici la felicità senza bisogno di parole le sue ginocchia che strusciavano nei jeans quel sorriso che allargava il mondo il sonno abbracciati l’università che finiva gli amici che tornavano a casa la voglia incredibile di rimanere il bisogno assoluto di non tornare gli anni di precariato i soldi contati per arrivare a fine mese i lavoretti una casa in miniatura quel divano che era il mondo la felicità per quella telefonata un lavoro e uno stipendio un passo per spiccare il volo gli amici che si rinchiudono nelle loro famiglie la Ford Fiesta che sembrava una Mercedes i sacchi a pelo sul ponte di quella nave la carriera che pretende silenzio altri amici che vanno e vengono il freddo nelle ossa il grigio intorno chilometri di filo spinato i Natali che passano come devono passare gabbie a cielo aperto la paura che toglie il respiro la solitudine che ormai la tocchi migliaia di momenti che non parlano ai ricordi gli anni che volano via senza nemmeno salutare E poi un giorno, proprio quel giorno ti metti a scrivere quelle parole che diffondono un suono che si dimentica di loro. E quel giorno, proprio quel giorno alzi gli occhi e ti capita di vedere …. il cielo e per la prima volta lo riconosci….il cielo con l’immagine limpida e profonda di quel bellissimo bambino con gli occhi neri il viso aperto e sorridente che ti guarda tendendo le mani e ti dice “sono io non dimenticarmi sono e sarò sempre con te”. E allora puoi anche sorridere abbracciando le tue parole perché forse tutto è solo un girotondo un gioco semplice e affascinante che è inutile cercare di vincere puoi solo giocare e se lo giochi davvero sul serio torni sempre dove sei partito torni sempre davanti a quel bambino torni sempre dentro di te.
♥ 0 💬 1
© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
P
L'autore
Potamos
Tutte le opere →

Commenti (1)

Accedi per lasciare un commento.Accedi
R
Raffaella Picotti29 dicembre 2006

e stupenda! . . . un vortice di emozioni forse la somiglianza con le mie insomma tutto! poi m'ha lasciata esausta questo girare grazie raffa