Dammi 'nu sorrisu, Signuri!

Caterina è nata a Parigi, fra il profumo di cioccolato amaro e la musica di Édith Piaf .Scrive poesie fin dalla sua tenera età. Scrive versi perchè sono loro a farla sentire viva ed amata, sono frammenti di se, di giorni passati, frammenti di sogni e di ricordi che si annidano nella sua anima. La tristezza, la solitu
Commenti (3)
Incantevole preghiera espressa in vernacolo, dove la tribolazione del comprendere è ampliamente ripagata dall'emozione ricevuta. Una supplica accorata che l'autore ha voluto dedicare a Dio che lascia il segno, per intensità e dedizione. Molto molto apprezzata e condivisa.
Bellissima, ma al solito devo perdere qualcosa perché "Vossia la poetissa" non vuole tradurre in italiano i versi. Cos'è: "arrippicchiatu" "rèschia" Comu na cugina pia e religiusa (jeu calabrisi ru tirrenu tu ra jonica) chi no voli farsi amari ca non tuttu si po dari pecchì l'incestu a po rassari delusa.
Il grande EDUARDO ebbe il coraggio di recitare "Natale in casa Cupiello" in napoletano, a Mosca!!! Prima di iniziare si rivolse al pubblico moscovita dicendo:"...Quello che non capirete... è musica"! E' quello che accade con la tua poesia, dove alcuni termini è vero risultano oscuri, ma calati nel contesto generale acquistano valore onomatopeico, diventano i suoni, i colori, le voci della tua splendida terra che conosco molto bene. Una preghiera verace e sanguigna... come la tua gente



