Al rifugio
Nemesis Marina Perozzi
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Sui tornanti del sentiero abbandonato,
là, nell'agonia delle ultime tracce di neve
tra il pietrisco sgretolato dal gelo e il prato,
cresce la smania di arrivare in vetta,
per rivedere l'idea del lago
come lo ricorda la memoria di un'altra stagione,
ormai disciolta nei rigagnoli del dolore.
Macchia lontana, eppure immenso,
scintillante carta stagnola, che s'accartoccia
e poi si distende, sfumando lentamente
nell'abbaglio della commozione,
lasciando al respiro un alito soltanto di sospiro
mentre gli occhi tuoi, stellati,
lacrimano appena, feriti dall'aria tersa e pungente
nel silenzio della montagna,
che solitaria prega.
©
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L'autore
Nemesis Marina Perozzi
Nella mia alquanto lunga vita ho avuto, e ho tuttora, tre grandi amori: la musica, la fotografia e la scrittura, ma le poesie mi hanno sempre messo in ansia. Al solo pensiero di dover cancellare una parola, una virgola, un segno di punteggiatura, sudo freddo. Mi sembra di abbandonare dei figli miei, facendo loro un tor
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