Non ancora
Paolo Ursaia
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Scelgo di non dimenticare mai
i giocattoli rotti nel tempo andato...
non vorrei scrivere un giorno
che ho smesso di sognare
solo perché ho continuato a ripetere
e ripetere ancora lo stesso errore;
non lascerò cadere i miei sogni
in braccio alla prima donna
che mi sorriderà silenziosa
solo perché c'era lei in quel momento
a rischiarare le tenebre della solitudine
magari col profumo della sua pelle.
Mi piacerebbe provare a riconoscere
negli occhi del mio futuro
ciò che desidero nel cuore
e non ciò che mi presenta l'occasione;
no, non ripeterò lo stesso errore
di credere che la pelle sia l'amore
che una notte sensa pensieri
sia promessa di vita intera.
©
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L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (1)
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Francesco Rossi1 aprile 2012
Riflessiva e malinconica questa poesia, non mi trovo in sintonia con l'autore questa volta, perché i momenti vanno vissuti con gioia immensa, poi il discernimento dall'illusione è un'alta cosa. Pure i versi risentono di questa forzatura, che sicuramente il poeta consapevolmente ha accentuato non concedendo però al ritmo stesso dei versi di emergere in un crescendo armonioso come è solito fare.

