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Introspezione 30 aprile 2012 · lettura 1 min · 3039 letture

Al cospetto dei miei poveri versi

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Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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Io mi domando a volte cosa sia quello che scrivo, se sia mai poesia, regalo fatto agli altri, degna strenna, ciò ch’esce artatamente dalla penna. Non scrivo di vittorie, grandi amori, ho un numero ristretto di valori, non so apprezzare ciò che la natura ci dona con coscienza linda e pura. Il cuore si traveste troppo spesso, cercando gli artifici un po’ in eccesso: la forma prende sempre il sopravvento sul contenuto, su ciò che io sento. Più volte sembro metter le parole in primo piano, forse quelle sole, a scapito di idee più generose, che sappian migliorare tante cose. Del mondo ho una visione personale, che mal s’adatta a solido ideale: leggendomi, la gente non è spinta alla passione densa e variopinta. (Perciò ringrazio alquanto chi la briga di legger mia poesia, se un po’ l’intriga, si prende e mi fa un dono immeritato, da me cogliendo ciò che ho mal creato.)
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Dopo tante (forse troppe) poesie pubblicate, un po’ di autocritica è doverosa.

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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (4)

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Stefano Drakul Canepa30 aprile 2012

io l'ho apprezzata... hai aperto il tuo cuore e se le righe sono sincere c'è sempre chi legge e sa capire... per me è poesia

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aspide30 aprile 2012

E lo sapessimo fare tutti, e fossimo magari tutti capaci di guardarci un po' meglio allo specchio, e adoperassimo un poca, almeno un minimo appena di autocritica, quanto migliorerebbe la poesia! Siamo invece arroganti, pretenziosi, permalosi e talvolta (anzi spesso) maleducati nella nostra presunzione di essere veri e grandi poeti, più bravi di ogni altro, incoraggiati spesso a ciò da interessati amici che ogni giorno ci dicono che la nostra composizione è degna di ogni massimo elogio e che riflessioni tali le può avere solo un genio. Fioccano gli elogi sperticati per poesie anche incomprensibili che nascondono, dietro l'incomunicabilità ricercata, l'incapacitò di poetare. Perciò dico bravo a Terracciano per questa sua autocritica...

un poeta non viene costruito, nasce già così anche se di penna è mal vestito, è, come una donna che attira a se gli occhi non conta se è brava o meno brava, ma conta perché si gode dei suoi balocchi, ed è per quel che si dona che viene un poeta riverito... una grande e splendida poesia... complimentissimi

Anna624 maggio 2012

Siamo tutti esseri in potenza, in continuo divenire, dunque il definirsi poeti piuttosto che scrittori, credo sia un azzardo per tutti noi. M a poi perché volersi definire ad ogni costo? lasciamo che sia il tempo a darci ragione di ciò che siamo, perché fino all'ultimo respiro, possiamo essere tutto oppure niente... la morte può coglierci nel momento più propizio, mentre siamo all'apice di un percorso di vita, ma può coglerci anche nel momento delle ricadute, nel momento in cui non abbiamo nulla da dire... apprezzo la sincerità dell'autore che mi pare sia una costante in tutto ciò che scrive. Gli basti avere quella predisposizione verso la scrittura e chi leggerà saprà cogliere le giuste sfumature e ritenere per sè, ciò che legge, poesia