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Dialettali 9 settembre 2012 · lettura 2 min · 2737 letture

Me ziu Turiddru

Michelangelo La Rocca 338 poesie pubblicate
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Lu ziu Turiddru, stanco di piniari, puru iddru sinni vonsi iri! Era un gran travagliaturi, tutti li jorna, tutti li huri. Lu travagliu era un divirtimentu e lu dimustrava ogni mumentu! Ricordo comu fussi ancora ora quantu travagliava quann’era fora. Era sempri in movimentu, nun stava fermu un sulu mumentu! Scutulava mennuli cugliva racina, u panaru l’inchiva ogni matina! Si scacciava lu granu cu li muli cantava allegru a tutti li huri. Quannu si cuglivanu li mennuli muddrisi diceva a tutti di mettisi a cantari accussì nuddru li putia mangiari! Chissà si ncelu arrinesci a ripusari o puru ddra voli travagghiari? Traduzione Mio zio Salvatore Lo zio Salvatore, stanco di soffrire, pure lui se n’è voluto andare! Era un gran lavoratore, tutti i giorni, tutte le ore! Il lavoro era un divertimento e lo dimostrava ogni momento! Ricordo come fosse ora quanto lavorava quando era in campagna. Era sempre in movimento, non stava fermo neanche un momento! Scuoteva le mandorle, raccoglieva l’uva un cesto riempiva ogni mattina! Se pestava il grano con i muli cantava allegro a tutte le ore. Quando si raccoglievano le mandorle tenere diceva a tutti di mettersi a cantare così nessuno le poteva mangiare! Chissà se in cielo riesce a riposare o anche lì vuole lavorare?
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Il nome Turiddru è un nome di fantasia

L'autore
Michelangelo La Rocca

Sono nato a Raffadali (AG) il 4/5/56 e nel ‘74 ho conseguito la maturità classica presso il liceo Empedocle di Agrigento. Appena diciottenne mi sono iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo presso la quale mi sono laureato nel 1978. Ho subito vinto il concorso per Segretari Comunali ed a soli ventitrè ho iniz

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La bacheca della poesia

Le sensazioni lasciate dai lettori.


Letta con molto piacere. Buon pomeriggio caro (Antonietta Angela Bianco)

Bella e apprezzata. (Alberto De Matteis)

Commenti (8)

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Melina Licata9 settembre 2012

Erano momenti di vita dei nostri contadini, persone ricche di buon cuoree tanta, tanta vitalità... Sono versi dialettali bellissimi che descrivono con tanta dolcezza l'attaccamento all'amata campagna!!

Giacomo Scimonelli25 ottobre 2012

persone così non ne nasceranno più...gli uomini di molti anni fa erano felici nonostante la stanchezza... versi che condivido e conservo con piacere... adoro il nostro dialetto SICIliANO... melodioso e scorrevole... complimenti all'autore

Marco Morandi4 aprile 2014

una splendida poesia. Detesto però le traduzioni. A mio avviso si capisce benissimo e canta nella testa la sua musica. Continua con il dialettale perché è a rischio "estinzione". La divulgazione del dialetto, aumenta la consapevolezza di chi siamo. Segnalo con molto piacere.

Sara Acireale5 aprile 2014

Ne esistavano tanti di zio Turiddru nella vecchia Sicilia: andavano nei campi a lavorare, dalla mattina alla sera erano sempre in movimento, non si riposavano mai. Lo zio della poesia era un infaticabile lavoratore e, mentre lavorava nei campi, cantava. Il suo cuore era allegro e semplice come quello dei vecchi contadini del passato. Quando si raccoglievano le mandorle tenere, invogliava tutti a cantare. Il Poeta si chiede se anche in paradiso lo zio lavora ancora oppure se finalmente riesce a riposare.

G
Giusy Gosparini5 aprile 2014

Lo ziu Turiddru sarà felice anche in Paradiso e sicuramente dopo aver letto la tua poesia starà sorridendo... grato della tua bontà!!

Angela Schembri11 settembre 2016

Bella, bellissima lirica scritta in vernacolo dedicata al simpaticissimo e allegro zio, al suo vivere da gran lavoratore instancabile, invidiabile. Un uomo forte nato per la campagna fra grano, vigneti e mandorle. Sarà cosi anche oltre la vita? Meraviglioso quadro bucolico dipinto con i colori della poesia. Complimenti

Antonietta Angela Bianco21 settembre 2022

Ho apprezzato questa bella lirica per la stesura armoniosa e per il contenuto che mi ricorda i tempi andati, quando anche nella mia isola si lavorava la terra, si accudiva il bestiame e nessuno si lamentava. La gente festeggiava tutto, c’era solidarietà e vicinanza anche durante il lavoro. Si cantava e il tempo trascorreva piacevolmente. Ho colto anche un pizzico d’ironia nello zio che preferiva che la gente cantasse in modo da non mangiare l’uva. Ti stimo molto caro amico poeta e mi complimento con te. ! Continua a scrivere anche in dialetto, le nostre tradizioni devono vivere anche per i giovani di oggi. Grazie.

Alberto De Matteis18 dicembre 2024

Con la solita padronanza stilistica e la ricchezza creativa nelle immagini e parole appropriate, il poeta Michelangelo La Rocca mostra al lettore la personalità semplice e spontanea di ziu Turiddru, grande lavoratore in vita, ma anche dopo la sua dipartita, nell’aldilà. Il lavoro era il suo divertimento, scrive l’autore, e quando lavorava in campagna era in continuo movimento, senza periodi di sosta. Un tratto singolare e faceto: quando si raccoglievano le mandorle muddrise e bene appetibili, imponeva a tutti di cantare, affinché non potessero mangiarle. In ciò ziu Turiddri dimostra un po’ di furbizia e tanta ilarità. È presumibile che anche in cielo abbia la stessa voglia di lavorare come quando era sulla terra. Poesia che mette buonumore.