Via Luigi Solidati Tiburzi numero 3
Le parole le ho tutte nella testa,
Dio! che confusione...
Vorrei raccontare una storia, una storia non comune;
raccontare di un uomo
che all’improvviso capisce di essere vecchio;
capisce di trovarsi al punto
in cui il destino non costruisce più le sue stazioni;
di essere abbandonato e dimenticato;
che intorno a lui
imbiancano le pareti e portano via i mobili
e cambiano ogni cosa nella stanza.
Allora “fruga nella memoria”, esce in fretta di casa e ritorna
là dove un giorno ha vissuto i momenti
più intensi della sua vita:
la porta di una casa terzo piano, porta in fondo
a sinistra nell’angolo,
con un nome sulla targhetta appena leggibile nell’oscurità:
>
.
Sì, in quella casa ha vissuto momenti
di intensa felicità... con lei, che gli sta ancora accanto.
Entra adagio, cammina, attraversa quelle stanze;
col guanto cancella estranee impronte sul tavolo
e riconosce gli antichi oggetti, ogni angolo
di quella piccola casa: la loro casa.
E una vecchia canzone gli attraversa l’anima,
una canzone dimenticata, oh Dio, come fa quella canzone?
Ma sì, quella...
>
Nulla ha più importanza ora, né le rughe, né i vestiti trascurati,
né i denti ingialliti, né i capelli radi,
né le labbra pallide, l’andatura incerta.
Lui sa di non avere più niente di giovane
per sé, niente di essenziale. Ma solo lei.
E a lei affida i momenti di debolezza, di sconforto che ora l’assalgono,
la sua fatica, il suo sfacelo;
tutto questo ora apparterranno solamente a lei.
I loro corpi mortificati si sfioreranno ancora
con emozione, e lui le dirà e lei a lui
©
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L'autore
giovanni milazzo
Buongiorno a tutti gli amici di "Scrivere"! Una sola cosa "importante" mi ha guidato nei miei 78 anni e 10 mesi: IL RISPETTO "Se non sono io per me
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