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Uomini 13 ottobre 2012 · lettura 1 min · 5749 letture

Nereo Rocco

A
Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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Tra i personaggi mitici del mio primo peregrinare sulla terra brilla la luce burbera d’un dio del calcio, che quell’arte rese bella; la rese bella per semplicità di gioco e per il modo di trattare i giocatori, con umanità, senza vana importanza allo sport dare. Erano tempi in cui poco bastava per divertirsi con la tonda palla, in cui un calciatore ancora dava ai bimbi esempi per restare a galla: per rimanere a galla nella vita, con un poco d’astuzia e l’onestà, pareva sufficiente e assai gradita la lezione di quei campioni là. E su di loro Rocco, il provinciale, primeggiava per gran praticità, come Maigret sembrava lui operare, bene domando la complessità. "Paron", col catenaccio che tu usavi con squadre blasonate, molte volte, al mondo intero spesso dimostravi che nobiltà da sola ha gambe corte!
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Il triestino Nereo Rocco, nato Roch (1912 - 1979), "el paron", dopo essere stato un discreto calciatore, diventò famosissimo come allenatore (fu un fautore del catenaccio), anche per il suo carattere sanguigno, pratico e un po’ provinciale, e per la sua parlata, infarcita di espressioni in dialetto triestino. La sua somiglianza (anche fisica) col commissario Maigret (in versione Gino Cervi) fu notata da un ospite di una puntata di "Che tempo che fa" di Fabio Fazio. Se, decenne, diventai tifoso del "Milan", fu anche per merito suo.

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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (3)

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Lorenzo Crocetti13 ottobre 2012

Vecchi tempi, vecchio calcio, vecchia morale. Il "catenacciaro" Rocco è rimasto nella memoria del gioco del pallone. Lo si rammenta ancora per il suo "difensitismo" ad oltranza, quasi un metafora della vita, dove bisogna far blocco per dfendersi dai venti del destino, quando ci vorrebbero travolgere. Una brillante rievocazione del Terracciano sull'impostazione del vecchio "metodo", quando i giocatori all'esterno della formazione si chiamavano ali e c'era il centromediano con i due mediani laterali. Ora ci sono le "fasce", "il centrocampista"... Meno male che il portiere è rimasto portiere. E proprio un poeta conterraneo di Nereo Rocco scrisse in un famosa poesia: "Il portiere caduto alla difesa..." Scusate se ho divagato!

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hy ju13 ottobre 2012

Gli odierni internazionali divi del calcio, che lezioni di vita possono mai dare agli attuali decenni? Interessante riflessione in quartine.

Giacomo Scimonelli15 ottobre 2012

semplicità ed umanità possono rendere EROI anche le semplici persone... anche giocatori che son semplici gregari possono primeggiare senza prime donne... il ricordo di questo uomo è vivo in chi ha avuto la possibilità di conoscerlo... di conoscere i suoi metodi e il suo modo di vedere lo sport in genere... apprezzata