Cosa diranno gli ulivi
Caterina Zappia
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Suonano le contrade.
Il cielo s’affretta a donare
la luce brillante della primavera
ai tiepidi ulivi secolari.
E sono grati, e come le scintille
sull’incudine calda, spavalde voci
sui cerchi inzuppati dei sentieri
cantano veglie consacrate.
E diranno:
dei bianchi fragili fili d’aurora,
e dei capi chini,
di profonde esclamazioni di giorni,
di pause sparute,
ora che i tramonti densi
di chiamate, bevono le contrade.
E diranno:
delle fiamme rugiadose della luna,
dei corbezzoli, attaccati come fortune
al vento fra le nuvole
e dei rami cuciti bavari di lavoro.
Diranno:
degli estesi ascolti antichi,
delle silenti scoscese,
delle pasture d’autunno,
dei corsi d’acqua ridenti,
e dei digiuni degli ospiti
amati come i cristalli.
Diranno:
di noi, della nostra gente, dei cammini,
e delle mani come fili appesi
dentro i riflesso taciturni e trasparenti.
Mormora la festa sulle cime ardite
e la vallata ritorna gonfia alle contrade
con i colpi del cannone,
ora che la bocca, ha baciato la sera
e le cotte dell'amara terra resta
nuda di memoria.
©
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L'autore
Caterina Zappia
Caterina è nata a Parigi, fra il profumo di cioccolato amaro e la musica di Édith Piaf .Scrive poesie fin dalla sua tenera età. Scrive versi perchè sono loro a farla sentire viva ed amata, sono frammenti di se, di giorni passati, frammenti di sogni e di ricordi che si annidano nella sua anima. La tristezza, la solitu
Commenti (1)
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Mauro30 ottobre 2012
Fantasie espresse con maestria di pennello, che scorre a dipingere rupestri quadretti d'autore. Un brano particolare che ti prende e che scorre veloce come un ruscello ridente. Lettura apprezzata e segnalata.

