Vagheggio

Vagheggio in un liquido orizzonte di sabbia,
dove so solo contare,
come granelli,
le tue incomprensibili parole.
Ritrovo in un livido il disonore e la rabbia,
dove so solo annotare,
come fardelli,
le tue invincibili capriole.
E mi rinnovo,
nel freddo di ogni mia tenera alba,
calpestando la delusione che avverto,
allontanando il tuo vile disprezzo,
troppo reale per essere certo.
Io, principessa mendicante.
Tu, custode di un libro mai scritto.
Per centomila sere,
su quel marciapiede,
ti ho offerto innumerevoli tristi doni,
sorridendo;
ti porgevo la mano
prima che la calpestassi,
ogni sera,
con il tuo stivale,
ridendo.
Sono stata donna,
e poi forse uccello,
tigre, gatto,
pesce, cane,
scintilla, lacrima,
ma mai più donna.
Angelo, demone,
gioiello sterile,
ma mai più anima.
Divenni così
una piccola macchia di rose rosse,
che divennero subito cenere,
nell’incendio di miseri ricordi,
appena le sfiorasti.
Hai cercato dappertutto il mio volto
sul mio marciapiede vuoto,
e nel tuo libro vuoto,
nessuna nota ti ha svelato il mio passaggio.
Su quel marciapiede hai fermato
mille passanti
e ti sei accorto,
mille volte singhiozzando,
di non aver mai conosciuto
il mio nome.
©
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Commenti (1)
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Nino Vicidomini20 novembre 2012
___________E ti ritrovi nel freddo della tua tenera alba! Mi gusta come descrivi le cose in questa tua composizione.
