Elegia d'un suicidio
antonello carnà
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Poggio
gomiti consunti
sulla finestra d'una vita
ingoiata dal nulla
ch'ero.
Mentre scorrono
affilati fotogrammi
di notti asservite
alle voglie dei miei demoni
ingordi dell'amaro miele
d'una vita sfilacciata
sull'ali d'un angelo
incendiato.
Son
graffi sui miei occhi
color di pietra
mentre incolori
miei sguardi senz'iride
seguon giocose veroniche
di bianchi fiocchi
sconvolti
da gelido vento,
infausto presagio
d’un maligno
Hermes.
Ed improvvido
cuor mio
divien silente batacchio
senz'eco d'anima,
anch'essa
ormai vuota tela ripiegata
sulla gruccia d'una mortal veste
che non risponde più
al desio d'un domani.
Sulla strada
un fior di maggio
sbocciato sul selciato d'un inverno
annega fra il nevischio
e il precipitar di mie parole.
Ed io
con esse
dalla finestra d'una vita
affogata nel maligno sale.
Lentamente
disgiungo le mani dell'anima
dalle mie mortal carni.
Distacco d'ali
sul bianco abbraccio
della nera dama,
sarà mia unica eterna amante
sull'ultimo mio volo
d'amor negato.
Sarà
dolce specchiata
e liquida morte,
domani verrà un sole
ad asciugar un fiore
ogni cosa
ogni che
anche
me.
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antonello carnà
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