L'occhi de Gabbriella

Se chiede rintoccanno la campana:
“Dove sta Zazzà?” Se n’è ita via!
Chiudenno quela maschera romana
drent’ar baule de la vita mia.
Mò ciarimane solo la chitara
che, muta, s’aricorda quela mano...
che la sonava co’ ‘na nota amara
e che l’accarezzava piano, piano.
Se l’occhi so’ er riflesso de la gente,
de tutti i patimenti che ciai drento,
pe’ Gabbriella ereno er fendente
pe’ fa la breccia in fonno ar sentimento.
Cianno lassati ‘st’occhi ammascherati,
neri, segnati da la malatia
chiedenno, magara, de esse’ sarvati
ner mare grande de l’ipocrisia!!
Quanno arivamo all’urtimo stornello
e testasecca ce se tira giù...
addiventamo un “Vecchio ritornello...
che Gabbriella nun ce canta più!”
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Commenti (1)
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Mauro14 aprile 2013
con l'autrice sulla grandezza del personaggio . Per noi romani una perdita incolmabile. Stupendi i versi con cui la descrivi. Brava Sabrina, un'altra perla della tua immensa fantasia.
