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Brevi 3 settembre 2013 · lettura 1 min · 2250 letture

Ubiquità

Rita Stanzione 1941 poesie pubblicate
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Ho una tristezza allegra una ad ogni stagione sono quattro facce a cui badare in muto dispetto tra loro dicono di codici lontani
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Rita Stanzione

Scrivo perché il tempo e lo spazio possano dilatarsi, contenere la libertà d'essere.

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Commenti (8)

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francesca maria soriani4 settembre 2013

Una riflessione molto profonda, esprime la necessità non affatto ipocrita di mostrarsi apparentemente sorridenti a un mondo che non accoglie le difficoltà altrui . versi intensi, pervasi da una sottile vena scanzonata, di chi saggiamente sa di dover prendere la vita con una buona dose di humour

DonnaFPgreeneyed4 settembre 2013

Una sottile ironia evidenzia l'intensità della riflessione; la capacità d'essere sempre in ottima compagnia, senza correre il rischio d'annoiarsi.

D
Delinquente4 settembre 2013

Breve ma di grande ermeticità, quasi un enigma che parte con un ossimoro a double- face dopo un titolo ambiguo "Ubiquità". Amanti del mistero scervellatevi!

EnzoL4 settembre 2013

Mi scervello, tutto mi porta alle molte facce di un essere che si compenetrano in una sola . l'ambiguità intrinseca dell'animo umano... così mi giunge e piace

carla composto4 settembre 2013

la possilità d'esser sempre al posto giusto nel momento giusto, tenere tutto sotto controllo ...un dono assi prezioso quello dell'ubiquità... una tristezza allegra in ogni stagione ...poter attraversare le porte del tempo... accedere a codici segreti... versi che fanno riflettere...

Silvia De Angelis4 settembre 2013

Emozioni che tornano, sul far d'una stagione diversa, per soggiornarvi piacevolmente col pensiero... Poesia molto apprezzata

nemesiel5 settembre 2013

Ogni lettore darà un volto a questa poesia, un volto ed una lettura propria e tutte valide e vere... e significative. Per me? L'etrna dicotomia fra l'essere e il mostrarsi... l'obbligo (stabilito da chi ...e quando ...?) di dover sorridere e non mostrare la propria fragilità...non tanto per pudore quanto per non restare solitarie isole in un mondo che rifuta e fugge chi è debole... chi non indossa la maschera di ostentata felicità e capacità... Breve ma straripante prova di arguta intelligenza

Francesco Rossi16 settembre 2013

La poetessa traccia una linea di confine in qui la percezione diventa profonda.