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Dialettali 26 ottobre 2013 · lettura 4 min · 3132 letture

Fanesitudine

M
Massimo Curzi 195 poesie pubblicate
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Gént, c'ho vòja d'discura, aprit l'uréchi, ji so un fiòl de Fan e de quèst impipit paréchi. La cicogna, o chi per lia ha fat na genialésa ma la vita mia. M'ha trovat maquagiù, tél globo turchin na còva in stè post ch' è pròpri blin. In ti libre i dicen "cittadina ridente", ancasà, en putria esa diferente. C'è el port sal fràl, i barchét, crucai e marinar, tutt’apugiat sovra el nòstre mar. Sal temp bon ariven un scrul de furestiéri e s'magna ogni sorta de lupéri. Scotadito, le puras, la muréta el brudét per la pansa è un badurle cumplet. Giù a marina d'istàt ce da spelegris e ce s'arcora e pu è pien de bel don già de bunòra. D’inverne se sveghia el Carnevalòn fà el get da i car e se armulis el Vulon. In piasa c’è culia, la Fortunata cnosciùta in tut el mond, stà Dea imbalsamata. Se i Ruman, quei intich, machi j'an fat anca el tempi un motiv ce sarà sigur, en serv n'altr'esempi. Se en me credet basta girà el cul dla città dop pòc temp, su a Mont Giov s'arivarà. Da malasù se pòlen véda tut le blés dla valata, se arman a bocapèrta per la grasia chv'è ardunata. Dacsì è na gudùria esa in mes a sti cumpagn fanesi che ardan de casarecio e c'han i mod cortesi . Non so se s'è capit ma per fni stà manfrina, ji i voi propi ben ma stà "ridente cittadina". Fanesitudine (traduzione) Gente ho voglia di parlare, aprite le orecchie io sono figlio di Fano e di ciò orgoglioso parecchio. La cicogna o chi per lei ha fatto una gentilezza alla vita mia. Mi ha trovato quaggiù, nel globo celeste un nido in questo posto che è proprio bello. Nei libri dicono “cittadina ridente”, Perbacco, non potrebbe esser altrimenti. C’è il porto con il faro, i pescherecci, gabbiani e marinai, tutto appoggiato sopra il nostro mare. Nella buona stagione arrivano tanti forestieri e si mangiano tante leccornie Scotadito (sardine alla griglia), le vongole, la Moretta (liquore) ed il brodetto per la pancia un divertimento assoluto. In spiaggia d’estate ci si diverte e rinfresca ed è anche pieno di belle donne già dal mattino presto. D’inverno si sveglia il Carnevale Fa il getto (di dolciumi) dai carri e si ripulisce il Vulon (maschera tradizionale) In piazza c’è lei, la statua della Fortuna conosciuta in tutto il mondo, questa Dea imbalsamata. Se i Romani, quelli antichi, qui le hanno fatto persino il tempio un motivo c’è di sicuro, non serve un’ altro esempio. Se non mi credete basta girare le spalle alla città dopo poco tempo, su a Monte Giove (collina) si arriverà. Da lassù si possono ammirare tutte le bellezze della vallata, si rimane a bocca aperta per la grazia che c’è radunata. Così è un piacere essere in mezzo a questi compagni fanesi che sanno di casereccio e hanno i modi cortesi. Non so se si è capito ma per finire questa manfrina io gli voglio proprio bene a questa” ridente cittadina”.
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L'autore
Massimo Curzi

" Amo l'atletica perchè è poesia. Se la notte sogno, sogno di essere un maratoneta." (Eugenio Montale) Da tal dire , v'è il mio sentire.

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Commenti (1)

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A
Antonio Terracciano27 ottobre 2013

E' davvero bella e variegata la nostra amata patria! Sono pesarese dal lato materno, e comprendo abbastanza bene il dialetto di quella città, ma per leggere questa poesia in fanese, nonostante la distanza di soli dodici chilometri tra le due città, mi sono dovuto servire più volte della traduzione! Fa bene comunque l'autore a porre l'accento, in questa sua poesia, soprattutto sul carattere gaio di Fano, che già mia nonna, pesarese nata alla fine dell'Ottocento, individuava in confronto alla più seriosa Pesaro, ed al quale aveva talvolta con me fatto cenno.