Fanesitudine

Gént, c'ho vòja d'discura, aprit l'uréchi,
ji so un fiòl de Fan e de quèst impipit paréchi.
La cicogna, o chi per lia
ha fat na genialésa ma la vita mia.
M'ha trovat maquagiù, tél globo turchin
na còva in stè post ch' è pròpri blin.
In ti libre i dicen "cittadina ridente",
ancasà, en putria esa diferente.
C'è el port sal fràl, i barchét, crucai e marinar,
tutt’apugiat sovra el nòstre mar.
Sal temp bon ariven un scrul de furestiéri
e s'magna ogni sorta de lupéri.
Scotadito, le puras, la muréta el brudét
per la pansa è un badurle cumplet.
Giù a marina d'istàt ce da spelegris e ce s'arcora
e pu è pien de bel don già de bunòra.
D’inverne se sveghia el Carnevalòn
fà el get da i car e se armulis el Vulon.
In piasa c’è culia, la Fortunata
cnosciùta in tut el mond, stà Dea imbalsamata.
Se i Ruman, quei intich, machi j'an fat anca el tempi
un motiv ce sarà sigur, en serv n'altr'esempi.
Se en me credet basta girà el cul dla città
dop pòc temp, su a Mont Giov s'arivarà.
Da malasù se pòlen véda tut le blés dla valata,
se arman a bocapèrta per la grasia chv'è ardunata.
Dacsì è na gudùria esa in mes a sti cumpagn fanesi
che ardan de casarecio e c'han i mod cortesi .
Non so se s'è capit ma per fni stà manfrina,
ji i voi propi ben ma stà "ridente cittadina".
Fanesitudine (traduzione)
Gente ho voglia di parlare, aprite le orecchie
io sono figlio di Fano e di ciò orgoglioso parecchio.
La cicogna o chi per lei
ha fatto una gentilezza alla vita mia.
Mi ha trovato quaggiù, nel globo celeste
un nido in questo posto che è proprio bello.
Nei libri dicono “cittadina ridente”,
Perbacco, non potrebbe esser altrimenti.
C’è il porto con il faro, i pescherecci, gabbiani e marinai,
tutto appoggiato sopra il nostro mare.
Nella buona stagione arrivano tanti forestieri
e si mangiano tante leccornie
Scotadito (sardine alla griglia), le vongole, la Moretta (liquore) ed il brodetto
per la pancia un divertimento assoluto.
In spiaggia d’estate ci si diverte e rinfresca
ed è anche pieno di belle donne già dal mattino presto.
D’inverno si sveglia il Carnevale
Fa il getto (di dolciumi) dai carri e si ripulisce il Vulon (maschera tradizionale)
In piazza c’è lei, la statua della Fortuna
conosciuta in tutto il mondo, questa Dea imbalsamata.
Se i Romani, quelli antichi, qui le hanno fatto persino il tempio
un motivo c’è di sicuro, non serve un’ altro esempio.
Se non mi credete basta girare le spalle alla città
dopo poco tempo, su a Monte Giove (collina) si arriverà.
Da lassù si possono ammirare tutte le bellezze della vallata,
si rimane a bocca aperta per la grazia che c’è radunata.
Così è un piacere essere in mezzo a questi compagni fanesi
che sanno di casereccio e hanno i modi cortesi.
Non so se si è capito ma per finire questa manfrina
io gli voglio proprio bene a questa” ridente cittadina”.
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L'autore
Massimo Curzi
" Amo l'atletica perchè è poesia. Se la notte sogno, sogno di essere un maratoneta." (Eugenio Montale) Da tal dire , v'è il mio sentire.
Commenti (1)
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A
Antonio Terracciano27 ottobre 2013
E' davvero bella e variegata la nostra amata patria! Sono pesarese dal lato materno, e comprendo abbastanza bene il dialetto di quella città, ma per leggere questa poesia in fanese, nonostante la distanza di soli dodici chilometri tra le due città, mi sono dovuto servire più volte della traduzione! Fa bene comunque l'autore a porre l'accento, in questa sua poesia, soprattutto sul carattere gaio di Fano, che già mia nonna, pesarese nata alla fine dell'Ottocento, individuava in confronto alla più seriosa Pesaro, ed al quale aveva talvolta con me fatto cenno.