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Sociale 3 novembre 2013 · lettura 1 min · 1991 letture

Ai Margini

Carla Colombo 278 poesie pubblicate
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Lo senti ancora il gelo rabbrividire dentro questa tua vita randagia? Quante scarpe hai vissuto con occhi stesi al cielo caduti poi sull'asfalto a vedere vite camminare dove tu non vai E ti lasci vivere di protesta silente, personale disfatta o beffarda rivincita? Dentro una manciata di foglie cadute ho incontrato il tuo sguardo e ho visto il mio impotente: non mi fai pena, piangono semplici perché e vorrei capirlo provando un giorno solo, in annientante solitudine ad essere te
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L'autore
Carla Colombo
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Commenti (9)

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Elle4 novembre 2013

Ai margini delle vita dentro una vita vissuta tra i passi indifferenti dei passanti. Ai margini e fuori di una società che chiude gli occhi... la povertà li ha condotti dove potremmo anche esserci noi un giorno, chissà... Versi che ci piegano alla triste realtà dell'impotenza relativa, perché molto di più si potrebbe fare. E l'autrice espone bene il concetto, con sentimento e tanta poesia sparsa dietro silenziose e asciutte lacrime.

Azar Rudif4 novembre 2013

Non sono lorogli sconfitti, ma lo è una società incapace di migliorare la loro vita.

Massimiliano Moresco4 novembre 2013

Trovo molto significativi i versi "con occhi stesi al cielo caduti poi su l'asfalto." Come a rimarcare la perdita di un sogno e di una speranza. Speranze e sogni che sicuramente osservano, con sgomento, nel volto e nei passi spediti dei passanti.

Catia Dinoni4 novembre 2013

Ripiegati i sogni adagiati su di un marciapiede in attesa... ai margini di una società che cammina di un passo veloce e non si sofferma nemmeno con lo sguardo, forse un pensiero sfiora delicati cuori che sanno guardare la logora vita con occhi sinceri... di quella solitudine si sentirà il boato nell'anima. Brava l'autrice nel delicato verseggiare tratta un tema fin troppo attuale.

Giovanni Licata4 novembre 2013

Bella interpretazione, della poveltà. L'abbandono dell? Io si immette nel cervello umano irte di combattere, la colpa di essere solo nella sua poveltà

Riccardo Ruschetti4 novembre 2013

Mi avvicino a questa poetica in punta di piedi, senza dimenticare che per qualcuno è stata una scelta di vita quella di essere un clochard, pur potendo essere qualcosa di diverso. Per i più...l'alcool, il disadattamento, certe disgrazie dalle quali è davvero difficile (se non impossibile) rialzarsi hanno segnato il confine oltre il quale la dignità della loro persona è andata non sapendo proprio cosa essere in questo mondo che non sa attendere chi "diverso" rimane. Non si può obiettivamente giudicare, non si può essere veramente "al di dentro"...e trovo assolutamente nelle mie corde il sentire dell'autrice che vorrebbe provare a capire cosa vuol dire tale "scelta"...se scelta è davvero stata.

Gianfranco La Rosa5 novembre 2013

Ammiro il tuo sentito lamento. Una vita vissuta tra tante ingiuste sofferenze è meritevole dei tuoi struggenti versi che fanno pensare e riflettere sulla toccante realtà di certe esistenze silenziose a cui tristemente si assiste.

Tonia Fracella5 novembre 2013

Questi versi profondi conducono ad un intensa riflessione, su un tema importante... Ci sono persone sole, povere... che vengono lasciate con i loro sogni ai margini... in una società che non tende la mano per aiutarli. E in altri casi animi di grande sensibilità che vorrebbero capire... e tende il cuore verso di loro. Tema importante poetato con grande sensibilità... Complimenti.

Anna625 novembre 2013

Sono tematiche che non mi lasciano indifferente, mi ha colpito quel " non mi fai pena" e la mia mente è andata all'idea dell'umana compassione di cui in tanti ormai ne siamo privi. Ed io questi versi li partecipo con quell'umana compassione che mi lascia impotente, ma che nello stesso tempo accoglie e non rimane indifferente. La stessa, immagino di questa autrice!