In Gabbia
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Vivi protestando, non accettando mai, supinamente, il volere altrui... saresti morta pur respirando. Bella poesia, scorrevole... un bel grido di ribellione e d'amore.
Non credo che l'autrice si riferisca ad una gabbia imposta da qualcuno ma alla gabbia corpo, in cui l'anima, nel suo anelito di libertà, si sente costretta a sottostare alle limitazioni dello spazio e del tempo. L'unico modo che questa componente umana ha di esprimersi sono le parole. Parole che divengono anche loro sovrane in una ragnatela di concetti.
Troppo spesso accade proprio questo... "bisogna contare fino a 100 prima di..." ci viene spesso detto... Ok... d'accordo, è giusto... ma attenzione che col passare del tempo questa "pazienza"...questa "diplomazia" non diventi una catena al collo dalla quale è poi impossibile liberarsi... psicologicamente per noi e come forma di diritto acquisito per qualcun'altro che se n'è approfittato. Parole quindi condivise e personalmente... vissute fino al midollo!
Rispetto agli ultimi testi letti oggi, qui trovo una maggiore luminosità nelle immagini, meno opacizzata dai soliti reperotri del poetichese, anche se anche qui ci sono cali espressivi dovuti a scelte lessicali che appesantiscono. Ma purtroppo anche qui non si capisce da dove provenga la scelta dei versi. Se il testo fosse stato disteso, semplicemente rallentato, senza 'sto fiato corto della struttura "poeticizzante" (che simula poeticità e questo testo non ne aveva bisogno) sarebbe stato molto più comunicativo. E' un pensiero delicato dotato di grazia che ingabbiato nei versi rischia di suggerire posa, dissimulazione. Ci sono impressioni che dovrebbero restare nella pace piana e lineare della prosa. Una mia opinione.



