Promesse

non oso più guardare le mani scomposte
dai ruvidi segni
perpendicolari a quest’alba
stringo i sonni inquieti
possibili e insolubili
come l’orrido nero che mi risucchia
ti prego
dormi sull’uscio dei miei incubi
afferra il giorno che
in solitudine inizia a percorrere pensieri
caduti dalle finestre
mentre altri
stanno a guardare
questo posto in fondo al vicolo
la porta sul retro lievemente socchiusa
il bollitore che fischia
e tu che tocchi i miei baci
come fossero bolle di sapone
promesse cadute
tra le gambe accovacciate
sul pavimento della nostra cucina
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Eirene
"Così breve é il nostro Cammino in questo sogno. Il mondo di una rosa. Ma noi lo rendiamo Immenso Con soste di lunghi dolci baci Sulle foglie aperte." (XV sec.a.C.)
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Claudio de Lutio di Castelguid13 novembre 2013
Momenti di tormento e di delusione, di sgomento e di incubo, e ancora un'ennesima richiesta di comprensione. Stile e contenuto ragguardevoli.

