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Dialettali 14 novembre 2013 · lettura 2 min · 1736 letture

‘A morti di n’amicu

Michelangelo La Rocca 338 poesie pubblicate
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Friddu divintasti cumu lu ielu e guagliardu puru tu acchianasti ncelu. Truvasti i genitori e puru a tu frati: Stati beni ddrocu? Comu vi la passati? E’ veru ca nun ci sunnu li partiti, ca iti d’accordu e siti tutti uniti? E nun ci sunnu mancu li religioni, c’è un sulu Diu senza discussioni? Cu to frati iucati a lu palluni? Puru ddrocu pidati ci duni? Quannu moru vi vegnu a truvari aiu na gran voglia di turanri a iucari comu a lu campettu da nostra scola quannu u bidellu ni ittava fora! Fammi un favuri, nun ti siddriari, sarbami un postu, stammi ad’aspittari! La morte di un amico Freddo diventasti come il gelo e presto pure tu salisti in cielo. Trovasti i genitori e pure tuo fratello, state ben lì, come ve la passate? E’ vero che non ci sono i partiti, che andate d’accordo e siete tutti uniti? E che non ci sono neanche le religioni, c’è un solo Dio senza discussioni? Con tuo fratello Giocate al pallone, anche lì gli dai calcioni? Quando muoio vi verrò a trovare, ho una grande voglia di tornare a giocare come al campetto della nostra scuola quando il bidello ci buttava fuori. Fammi un favore, non ti seccare, conservami un posto, stammi ad aspettare!
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Dedidaca alla precoce morte di un amico d'infanzia che fa seguito all'ancora più precoce morte del fratello, anche lui amcio d'infanzio ed entrambi compagni di tante partite di calcio che il poeta spera di poter giocare dopo la sua morte anche in paradiso.

L'autore
Michelangelo La Rocca

Sono nato a Raffadali (AG) il 4/5/56 e nel ‘74 ho conseguito la maturità classica presso il liceo Empedocle di Agrigento. Appena diciottenne mi sono iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo presso la quale mi sono laureato nel 1978. Ho subito vinto il concorso per Segretari Comunali ed a soli ventitrè ho iniz

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Commenti (3)

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Sara Acireale14 novembre 2013

Un amico d'infanzia muore prematuramente e il Poeta in questi versi in vernacolo si rivolge a lui con mille domande. Gli chiede se è andato in cielo e se lì vi ha trovato i genitori e il fratello. È un fiume in piena l'autore, vuole sapere tutto: se l'amico gioca a calcetto insieme al fratello, se in paradiso non ci sono più partiti e divisioni, se si va tutti d'accordo e altre mille cose. Immagina il Paradiso come un'estensione terrestre ma dove si gioca e si vive in pace, gioia e serenità, quindi chiede all'amico di conservargli un posto accanto a lui... Lirica originale che in vernacolo diventa molto suggestiva

francesca maria soriani14 novembre 2013

Nella più semplice fantasia dei nostri desideri ci piace immaginare il Paradiso come un posto di pace dove rifaremo le cose semplici e belle che ci davano gioia e quelle che per vari motivi non abbiamo potuto fare su questa terra. in compagnia dell'unico Dio e delle persone più care. e chi lo sa che non succeda anche questo insieme ad altre cose tanto belle che non possiamo neppure immaginarle ... Delicatezza di sentimenti in un vernacolo appassionato ... complimenti e Segnalo

Angela Schembri22 maggio 2015

L'amicizia che continua ancora, anche nell'aldilà, in questo crescendo di domande che dimostra il desiderio di essere coinvolti ancora nella vita di un amico che non c'è più. Le infinite partite giocate non saranno mai finite, se ricordate. Bella, commovente e piena di autentico sentimento per l'amico d'infanzia. Complimenti all'Autore.