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Sociale 18 novembre 2013 · lettura 1 min · 2317 letture

Disastro ambientale

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Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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Difficilmente nasce la poesia in una terra tanto martoriata, dove da tempo ormai viene interrata ogni sorta di subdolo veleno. E’ veramente pieno, quel terreno, di rifiuti che portano la morte, che della gente segnano la sorte, per una trista, macabra follia. Bisognerebbe allora andare via, seguendo quel consiglio d’Eduardo, per evitare delle scorie il dardo, per vivere in un modo più sereno? In questo luogo che ha perduto il treno del limpido progresso, dell’onesto guadagno, non è sveglio, non è desto il senso di morale pulizia. Or è finita quella simpatia per molti stereotipi fasulli, che si mostrano adesso vuoti, nulli, al cospetto di scempio tanto osceno. Chi vive in un ambiente così alieno emendare dovrebbe la coscienza, evitando ogni ambigua connivenza (ma questo forse resta un’utopia) .
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Ormai sapete che vivo non molto lontano da Napoli... Famoso è il consiglio che Eduardo De Filippo diede, più di trenta anni fa, ai Napoletani: "Fujtevenne ‘a Napule! "

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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (2)

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Sara Acireale18 novembre 2013

Amo tanto Napoli, la bella e canora Napoli che è stata rovinata da anni di malgoverno nazionale e locale... Quando assisto In TV a scene di degrado, di ambiente che va alla deriva, di paesaggi rovinati, di mucchi di spazzatura incendiati scatta dentro di me una molla e vorrei dire ai napoletani:"RIBELLATEVI, non fatevi rubare i sogni e le aspettative, non fatevi trattare così"...Ammiro tanto il grande Eduardo ma se i migliori se ne vanno da Napoli, allora chi resta? Soltanto la camorra... EH NOOOOOOOO, bisogna riportare Napoli ai suoi antichi splendori come quando era capitale delle due Sicilie e fiorivano industria, arte e bellezza. Dice bene il Poeta, bisogna evitare ogni ambigua connivenza anche se è difficile ma non... impossibile.

Anna Piccirillo ov19 novembre 2013

Tutto giusto Antonio, apprezzo il riferimento agli stereotipi fasulli ormai i luoghi comuni non convincono più, sperimento giorno per giorno che la presunta bontà allegria serenità solarità del cittadino partenopeo è solo una leggenda metropolitana. In questo disastro causato da interessi "sporchi" e connivenze socio- politiche- economiche dobbiamo imparare a fare un mea culpa anche sul comportamento di noi cittadini non sempre disposti a rispettare norme civiche- igieniche per una civile convivenza. E' ora di finirla con l'espressione "e vabbuo', che fa?" per passare da comportamenti apprrossimativi ad una più severa disciplina. Ma questa critica non la consento ai non napoletani che hanno fatto della nostra terra una pattumiera di comodo