Sulle panchine del salone doganale
Nemesis Marina Perozzi
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Alla stazione internazionale
giungono i convogli dal valico
di frontiera, avvolti in un silenzio
di nebbia e brina.
Pochi attimi di sosta
sospesa tra un cielo perso
nelle nuvole e l'erba incolta
che toglie il respiro ai binari.
Tra poco, il fischio prolungato
della partenza verso profumi lontani,
dove il mare era fragrante focaccia
sfornata di primo mattino.
Qui,
sulle panchine del salone doganale
tra le montagne e il lago
s'inganna il tempo,
cercando negli occhi dei viandanti
lo sguardo di un presente indolore,
che non illude.
©
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L'autore
Nemesis Marina Perozzi
Nella mia alquanto lunga vita ho avuto, e ho tuttora, tre grandi amori: la musica, la fotografia e la scrittura, ma le poesie mi hanno sempre messo in ansia. Al solo pensiero di dover cancellare una parola, una virgola, un segno di punteggiatura, sudo freddo. Mi sembra di abbandonare dei figli miei, facendo loro un tor
Commenti (1)
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Francesco Rossi15 dicembre 2013
Un grande trasporto sembra di viaggiare su quel treno.

