Morirò infedele
Nemesis Marina Perozzi
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Dimmi di allora,
occhi di fiordaliso,
di quando valicavo con te
i confini delle emozioni
correndo a perdifiato nell’erba
fragrante di rugiada,
baciata dal buongiorno del sole
e dalla brezza che scendeva
dalle vette d’oltre confine.
Erano mirtilli e fragole di bosco,
ali di libellula sulle spighe di una tifa
e ninfee saldamente ancorate sul fondo,
nella quiete di uno stagno di montagna:
solo un gracidio di ranocchie
a giocare coi nostri silenzi innamorati.
Dimmi, ti ascolto,
labbra di velluto,
torna a parlarmi di noi,
adesso che la vita ci ha traditi,
lasciandoci così, inermi e annichiliti
davanti allo specchio ossidato
dei nostri errori, in cui si riflette
un tempo che non è più nostro.
Dalla strada
sale la risata sgangherata
di un ubriaco, dopo aver annegato
in un bicchiere di troppo
la sua vigliaccheria, mentre io
so che morirò infedele,
per non averti saputo chiedere
perdono prima di chiuderti gli occhi
con l’ultimo bacio.
©
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L'autore
Nemesis Marina Perozzi
Nella mia alquanto lunga vita ho avuto, e ho tuttora, tre grandi amori: la musica, la fotografia e la scrittura, ma le poesie mi hanno sempre messo in ansia. Al solo pensiero di dover cancellare una parola, una virgola, un segno di punteggiatura, sudo freddo. Mi sembra di abbandonare dei figli miei, facendo loro un tor
Commenti (1)
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Giuseppe Monteleone17 febbraio 2014
quattro strofe... quattro tempi di una storia piena di fiabesco... e non solo...

