Madre
Ancor di te ho vivido il ricordo.
Lo sguardo, gli occhi, il tuo sorriso
triste, ormai spento da un dolore sordo,
che a tratti, incredulo
increspava il pallido tuo viso.
E quelle mani, di virtù antica armate
ormai fisse da improvvidi ornamenti,
che a te dono fecer non di vita, ma di giornate
e a noi sol di intimi momenti.
Paziente attesa del Signor supremo,
tu moglie, compagna, talor amante
vivesti il tempo tuo nel silenzio estremo
rotto sol dal ricordo di colui che prima
abbandonò piangendo sangue il tuo sembiante.
Perdono, o Madre,
non soffro tanto la tua assenza,
ma ognor rimpianto invece a me sovviene
del tempo andato quando in tua presenza
poco ti dissi del mio bene.
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L'autore
Giovanni Ciao
Medico per scelta, cantante per passione, "poeta" per necessità. La Medicina mi dà ragion di vita, il canto mi concede di esprimermi, la poesia lascia il necessario spazio alla mia mente. Non ho trascorsi di scrittore e non ho la minima presunzione di esserlo. Mi è comunque sempre piaciuto condividere le mie sensa
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