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Sociale 16 marzo 2014 · lettura 1 min · 4341 letture

Non voglio più andare a scuola

Caterina Zappia 931 poesie pubblicate
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NO. Ti prego, chiudi la porta. Lasciami ancora sotto le coperte. Non voglio chiamarmi più in quella classe, non voglio restare fra le maestre. Non voglio dare il mio sorriso non voglio spaventarmi di giudizi. E' folle il bimbo quando vuole un gioco passeggiare di forza sotto i banchi. No. Ti prego chiudi la porta. Oggi torneranno soli a scuola quei figli di una gran mignotta nutriti d'odio per la scuola. Non voglio passare sotto il banco come un animale steso al suolo. Voglio solo le gote colme d'ombre di quell'albero mio amico che guardo mentre sono disperato dalle lastre senz' anima e senza un dito.
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L'autore
Caterina Zappia

Caterina è nata a Parigi, fra il profumo di cioccolato amaro e la musica di Édith Piaf .Scrive poesie fin dalla sua tenera età. Scrive versi perchè sono loro a farla sentire viva ed amata, sono frammenti di se, di giorni passati, frammenti di sogni e di ricordi che si annidano nella sua anima. La tristezza, la solitu

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Commenti (3)

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Sara Acireale16 marzo 2014

Versi che penetrano nel cuore come lame... Come possono dei ragazzi giovanissimi comportarsi in modo così mostruoso verso un loro compagno? Come possono diventare delle furie umane? Dovremo fare un'analisi attenta della società in cui viviamo, dovremo capire qual'è la causa del male per poterlo estirpare. Se guardiamo in giro c'è troppa violenza, alla TV si trasmettono sempre scene di violenza, giornali, internet... tutto è impregnato di violenza. Anche in famiglia viene fatto l'elogio del più forte, non si insegnano valori come altruismo e solidarietà.

Francesco Rossi17 marzo 2014

E' la sofferenza esistenziale di chi deve subire le prepotenze che purtroppo poi si esplicano in comportamenti di vario tipo primo fra tutti la asocialità.

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Pina Michela Carìa17 marzo 2014

Versi molto esplicativi di ciò che sente un bambino vittima di bullismo. Ma esso è un fenomeno che arriva a conseguenze estreme perché gli educatori, non monitorano con doverosa attenzioni i segnali premonitori. La prevenzione, anche e soprattutto nell'agenzia educativa per eccellenza come la scuola, è d'obbligo. La tutela, la protezione dei più deboli deve essere garantita. La scuola è la prima palestra di vita, di garanzia alla tutela dei diritti del fanciullo, della sua dignità.Ciò non può realizzarsi senza la garanzia, in primis, della legalità. Questa poesia ne è triste e realistica voce.