Er bullo (omaggio a Trilussa in romanesco)
Peppe Cassese
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Un bullo se credeva d’esse granne...
Annava per la strada a fa’ dispetti
tastava a le ciumache chiappe e petti
calava a le befane le mutanne.
Un giorno drént’er foro na matina
lui volle esagerà e a un marc’antonio
farlocco e alquanto duro in comprendonio
gli diede in su le palle na cinquina.
Quello non si scompose un sol momento
e glie rifece: “Gaggio, che staie a fa’?
Non vedi che so’ tosto pure qua?”
e gli ammollò na nespola su’r mento
ch’er bullo se cacò da lo spavento.
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Peppe Cassese
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