Ed è tutto un frinir di cicale
Nemesis Marina Perozzi
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Ed è tutto un frinir di cicale,
che accompagna la luce radiosa di
quest’ennesima primavera,
là dove l’erba si fa più verde e gli arbusti
fioriti proteggono ancora la cascina.
Lassù è rimasto l’odore
di sangue impastato nel fango,
dove i corpi straziati giacquero
abbandonati nella pioggia incessante
di quella notte infinita d’ottobre.
Non bastano gli anni per
dimenticare l’orrore,
non serve gridare
col tumulto nel cuore,
per cancellare quelle raffiche
veloci, precise
che spensero il sorriso
sulle labbra di quei petti squarciati.
Tra i latrati dei cani
marcì nel fango la gioventù d’Italia
che mai più vide rifiorire i prati,
nel turbinio ronzante di
una nuvola festosa di moscerini.
©
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L'autore
Nemesis Marina Perozzi
Nella mia alquanto lunga vita ho avuto, e ho tuttora, tre grandi amori: la musica, la fotografia e la scrittura, ma le poesie mi hanno sempre messo in ansia. Al solo pensiero di dover cancellare una parola, una virgola, un segno di punteggiatura, sudo freddo. Mi sembra di abbandonare dei figli miei, facendo loro un tor
Commenti (3)
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carla composto26 aprile 2014
ben scritta sentita e molto bella metafore sentite... lirica che porta a profonda riflessione
g
giampietro corvi c26 aprile 2014
bella lirica per un ricordo indelebile, universale.
Freawaru27 aprile 2014
Versi molto ben scritti, forti le immagini e grande l'emozione dopo la lettura di questa poesia. Trovo sia una delle più belle di questa autrice. Complimenti sinceri, molto apprezzata!


