"Mia tempesta"
antonello carnà
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Slego
nodi d’ogni noesi
sin divenir lenta gomena
di librati pensieri
sulla dispnea d’un respiro
ch’espande vela
s’un mar in burrasca.
Ed in mia
ultima profondissima
rugginosa speme
recido cima
di leviatani ricordi
sfilacciando sartie
memorie.
In
libere grida
di pura saggezza
di chi più nulla sa
vivo in un pensiero
inseguito da sguardi
color del vento.
Affondo
e riemergo al furor
di carezze
d’impetuosa forza
in riafforar d’ogni onda
scuoto l’io
d’azzurri echi
in sul tacer dolorosi
silenzi di mare.
Ed in lui
m’abbandono ignaro
al suo furioso canto
a spezzar remo
d’ogni mio abisso
ad anelar danzato sorriso
d’un beluga.
Or
in ultimo
carpiato tuffo
sull’onda
di tormentata pace
avvito ogni carnal anelito
all’imrovvido narvalo
che trafigge
e libera.
Ed in
“Docta ignorantia”
esondan ventun grammi
d’un io che torna
ad esser
incomprensibile
perfetta attesa
dov’anche
la morte
possa morire.
Cosi è
Così sia.
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antonello carnà
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