La zitella

Di scarti altrui, di sciocchi e inconcludenti,
che ignoro e vado avanti, che ne sai?
Che puoi saper di giorni, mesi ed anni
passati ad aspettar tempi migliori?
Mai vidi in semi e innesti ch’io provai
radici o di germogli vago accenno;
raro lo svago e sempre lavorai
e ognor di noia è a primeggiar l’assillo.
Ad ogni retta speme seguì il pianto,
e lesti or colan gli anni miei migliori;
ma tu che puoi capire in me ch'è dentro
se vedi sol moscon ronzarmi intorno?
Non so con quale ardir, tu pur provasti,
e allor l'intento mio ti confidai
di meta mia diversa, e assai comune:
in casa un uomo, e un figlio da adorare.
Ma raro e fatuo ormai quel fuoco appare
che ancora illude, mentre si fa sera;
son ricca dentro, ma nessun lo vede,
e noto è il mio carattere inconsueto.
Al giudice d’amor ciò che conduce
ed altre coppie spesso han per fardello,
son doti che talor io gradirei;
per me son fiori l'un per l'altro in dono!
Meschina fu la vita e poco diede,
e poco imploro a discostar l’affanno;
eccentrica, ma in fondo, ad altre eguale
e allo star sola, troppo trovo un danno!
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L'autore
pompeo conte
Diploma "TIM e vari altri di natura professionale, ma la passione più profonda è verso le materie letterarie, che lo fanno sentire un eterno studente. Conoscenza di diverse lingue straniere, con permanenze all’estero. Ogni risultato nella vita è sempre giunto con un certo ritardo, ma va bene anche così. Pensionato, ris
Commenti (1)
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sergio garbellini11 luglio 2014
Immensa! Attraverso i versi viene sprigionata una sensazione d'animo particolarmente suggestiva. Si legge all'interno di essi una debolezza e un rammarico per il tempo passato, una introspezione che coinvolge il lettore per la sua schiettezza. Devo dire che mi è piaciuta per la spontaneità con la quale è stata esposta, bella e reale, apprezzata.