Sono io
Paolo Ursaia
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Eppur sono io nello specchio
quello straniero stanco;
qualche ruga
a sottolinear capelli bianchi,
e la tremenda concessione
di portarmeli bene quegli anni,
che vuol dir che ormai
non son tanto pochi.
Sorrido lieve,
la battaglia è stata buona
e non v’è traccia di resa,
la strada non è finita.
Mi tocco il naso
per confermare che sì,
eppur son io
quello straniero stanco
e riprendo il cammino;
dolente sorella morte
faticherai un po’ più,
non sono fermo.
©
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L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (2)
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Clelia Maria Parente24 agosto 2014
Una poesia molto sentita e bella, più la si legge e più emoziona... complimenti!
Antonella Garzonio31 agosto 2014
Gli anni ci cambiano, la vita ci cambia. Succede di accorgersi di non riconoscersi più, di sembrare un'altra persona . Quasi una metamorfosi, allora ci guardiamo allo specchio quasi con timore, a volte increduli di quello che siamo diventati. Bella e profonda!


