Mal d'Africa

Luccicano di sfavilli
acque magmatiche
che torve
schiaffeggiano i fianchi insensibili
di navi alla fonda
così approdano i sandali della speranza
a questa cenerea terra
dal mare fumigante
delle svanite illusioni.
Il sole ha illividito sul selciato
le scabre ombre
di vetuste case isolane
di qui
sul confine dei mondi
squarcia un urlo nel petto
l'Africa vicina
essa una donna che s'affaccia
al di là di questo vuoto
che soffoca il respiro
cresciuta tra i rottami spuntati
di vane attese
soffiate via dalle grigie tristezze
della disperazione.
Così caro ora mi è il suo sguardo
un fremito di luce
percorre trepidante
i sognati sentieri di sabbia
abbacinati da segreti miraggi d'antico
e insinuarmi vorrei
tra quel brillare...
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L'autore
Pino Tota
Non sono nato in un mondo morto. I miei occhi non si sono mai stancati di guardare la bellezza del mondo visibile, né c’è stata una fine alla suprema meraviglia...(TAGORE)
Commenti (1)
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Annamaria Gennaioli7 settembre 2014
Bella quando terribile, la descrizione è una supplica, guardare oltre l'orizzonte dove deboli sfruttati cercano un diritto , vogliono alzare la testa, non riescono perché lo sgomento supera l'amore, oltre un io desolato, stanco e affamato, sbarca nell'isola che ancora grida giustizia... Guardare oltre e voltarsi indietro tutto si amalgama nella desolazione, quando solo l'amore per il prossimo può sconfinare l'odio creato e calcolato...

