Frutto della passione
Paride Giangiacomi
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Aprire il tuo scrigno come una dolce pesca,
cavarti fuori il nocciolo,
ed ammirare estasiato l’impronta che lascia su di te;
Esplorare il frutto odoroso e carnoso,
al dilatarsi e allo stringersi,
all'accogliere e al rifiutare,
nel furente, dolce e ritmico alternarsi
di bene e male...
Non sono io che possiedo,
ma intrappolato, svuotato, inebriato,
soggiogato, in pagano delirio...
Come schermidori in una danza indecente,
l’intimità fende
perché l’estasi non abbia fine,
perché cosciente visiti il trascendente,
perché aneli la Morte,
purché smetta, purché continui...
all'ultimo desiderato e allontanato spasimo
il fiume della vita rompe gli argini
e prorompe,
spandendosi come può;
l’infecondabile terreno restituisce
linfa vitale da nulla trattenuta...
Forse i corpi ricorderanno,
e i sensi parteciperanno ancora
al banchetto sempiterno per gustare
il simbolo tuo dell’immortalità!
©
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Paride Giangiacomi
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