Vivere da clandestino
Paride Giangiacomi
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Vorrò vivere da clandestino,
quando non potrò più guardare il sorriso di un bambino,
quando sarà svelato il mio destino,
prima che di fronte al Signore mi umili in un inchino;
come un ratto in una vecchia stiva,
la Vita, come barca non più ormeggiata e alla deriva,
quando con lacrima furtiva
dovevo trattener l’emozione per quei che non capiva.
Non vorrò farmi trovare
Quando la Morte verrà a reclamare
Il dovuto tributo, senza aspettare
E dire: “Vattene! E non ritornare!”
Se potessi, vorrei esser nascosto al giorno
Menar l’Anima per un dolce ritorno,
non odiar più la luce,
eccetto quella che alla quiete interior mi conduce.
©
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L'autore
Paride Giangiacomi
Commenti (1)
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Francesco Rossi10 ottobre 2014
Come Paride vezzoso porge il pomo alla più bella io porgo una considerazione su questa composizione introspettiva che rivela un dialogo interiore intessuto di grande consapevolezza dei limiti che l'essere umano ha in tutte le sue espressioni.

