58 lettori online · 355.927 poesie · 7.971 autori
La Piazza Entra Iscriviti
S Scrivere Poesie & Racconti
Pubblica
Pagina personale carlosorgia.clubscrivere.it — spazio del socio sostenitore
Home Poesie Riflessioni
Questa pagina ha una colonna sonora scelta da Carlo Sorgia
Si attiva solo se vuoi tu — non parte da sola.
Riflessioni 13 ottobre 2014 · lettura 1 min · 2402 letture

Vecchio carrubo

Carlo Sorgia 997 poesie pubblicate
+ Segui
Libro quel tronco segnato nell'età le sue cicatrici vita che vien da lontano misteriose le pagine I rami contorti con fatica tendono al cielo affaticate braccia impegnativo vissuto Tornano storie che non ho mai compreso che premono e urlano forte sete del mondo: la giustizia e la pace.
♥ 0 💬 3
© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Carlo Sorgia

Molto impegnato nel lavoro, mi sono avvicinato alla poesia in maniera sistematica solo di recente. Attratto da tutte le forme di creatività, nessuna esclusa, scrivere credo completi questa mia voglia di esprimermi, la pittura mi completa. La mattina al risveglio mi meraviglio ancora e mi stupisco per i colori e i p

Tutte le opere →

Commenti (3)

Accedi per lasciare un commento.Accedi
zani carlo13 ottobre 2014

Quelle cicatrici lungo il cammino che ci portiamo addosso... testimonianza della resistenza passiva ma non indifferente di tutto il male che ci circonda... nella speranza di un mondo migliore che forse non vedremo mai.

Alberto De Matteis13 ottobre 2014

Quei rami contorti che con fatica si protendono verso il cielo sono come i tanti pensieri che continuamente tornano nella mente e che sono macigni per l'anima; ma nonostante questo, il cuore anela ed attende un mondo di giustizia e di pace universale.

Berta Biagini13 ottobre 2014

Oserei dire imponenti questi versi – ogni strofa pulsa di un passato capace di tornare a vivere lasciando un senso di mistero che combatte con desideri che ogni giorno danzano sulla nostra tavola ed è proprio con questo che l’autore chiude la sua lirica.