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Donne 28 ottobre 2014 · lettura 1 min · 6123 letture

A testa china

Patrizia Cosenza 426 poesie pubblicate
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È passata un’altra notte, canto di tristi silenzi urlati silenzi scritti silenzi destinati una bambina con la testa china ha messo in un angolo la bambolina per non giocare più. Il lupo nero si è saziato di tutti i suoi desideri a lasciato decomporre il suo cuore lei con le ali rotte ha spalancato gli occhi scuri senza più sogni da sognare. L’ ignoto la osserva La accoglie a braccia aperte. È rimasta vuota con nell’anima la bimba che corre nei prati sotto braccio una bambola a brandelli per diventare una sposa bambina con il cuore destinato a morire dentro senza una carezza leggera nel suo viso triste.
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Patrizia Cosenza
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Commenti (4)

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andrea sergi28 ottobre 2014

quante bambine non giocano più con le bambole, la tristezza è che oltre il nostro parlarne non riusciamo a fare altro, capisco che è molto difficile prevenire la violenza ma credo che si potrebbe fare molto di più, molto apprezzata, saluti

piera tola28 ottobre 2014

Dovremmo proteggere di più, noi madri dovremmo non permettere mai l'abuso ma, succubi anche delle nostre paure è meglio chiudere gli occhi per non vedere... fino al giorno in cui gli occhi colmi di lacrime tracimeranno in un pianto... ma ormai sarà troppo tardi.

Catia Dinoni29 ottobre 2014

lei con le ali rotte ha spalancato gli occhi scuri senza più sogni da sognare. Quanta rabbia dentro ad immaginare tale mostruosità, perché è di un mostro che parliamo, violare l'innocenza, rubarle i sogni... spezzarle le ali. E ciò che di più triste è che accade dentro quelle mura che dovrebbero invece proteggere. Toccanti versi che giungono con l'impeto, difficile rimanere impassibili, difficile controllare la collera per tali gesti, un destino segnato per sempre.

s
sergio garbellini29 ottobre 2014

Una lirica molto densa di sensazioni che arrecano i brividi lungo la schiena. Dolore, paura, anima pestata, un futuro nero, una vita che nel momento di sbocciare viene interrotta da un uomo senza una coscienza, un mostro, un essere volgare che rivolge la sua inconsistenza umana contro un fiore in fase di crescita. Una lirica molto bella, sia per espressioni poetiche e sia per la delicatezza del linguaggio con cui è stata composta, mi complimento con l'autrice per aver coinvolto tutti i lettori in questa lirica di notevole interesse e validità culturale. Un plauso personale.