La colpa
Nemesis Marina Perozzi
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Lavati la bocca
o ingoia le parole sputate come
polpa irrancidita
di frutti lasciati a marcire
tra le macerie di un castello
di stupide fiabe.
Sognavo semi di ciliegia
da far germogliare tra le labbra
dischiuse all'alito dell'amore,
mentre il tuo viscido mantello
mi stringeva nella morsa
di un'agonia senza fine.
L'abito gessato ti stava a pennello,
sul palcoscenico sgangherato
degli attori falliti,
tra gli applausi di qualche viandante
cieco e sordo capitato lì per caso.
Leggere qualche libro in più
non mi avrebbe evitato
brandelli di carne e incredulo
stupore sparsi sul pavimento
in attesa degli avvoltoi.
©
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L'autore
Nemesis Marina Perozzi
Nella mia alquanto lunga vita ho avuto, e ho tuttora, tre grandi amori: la musica, la fotografia e la scrittura, ma le poesie mi hanno sempre messo in ansia. Al solo pensiero di dover cancellare una parola, una virgola, un segno di punteggiatura, sudo freddo. Mi sembra di abbandonare dei figli miei, facendo loro un tor
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