Se
Paride Giangiacomi
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Se ti guardo, ridi, fuggi via;
maledico il giorno in cui
ho cantato la tua bellezza.
Non bacerò mai più
quelle labbra sì tanto vive;
piango, te ne stai andando
e il mio è languido canto.
Dopo di te il nulla, la notte;
oh, morte accoglimi nell'oblio della tua notte
e foss’altro per illusione
avvicinami l’Ossian mito della tomba.
E seppur fosse dell’austera britannica terra
il motivo a me sì tanto caro,
volgi lo sguardo suo,
verso l’infinito della mia coscienza.
Frutto del Roman guerrier,
da Cesare, pur anche lui,
segnando la terra de’ Celti
con l’arme sue e dell’italica terra.
Quand’anche le galliche genti
sotto l’egida del Roman
caddero, la romana coscienza
divenne un secondo impero.
Tanto sì bella la romantica
scrittura, l’interesse mio e
delle umane genti susciti,
par apparir a me la sola beltà.
©
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Paride Giangiacomi
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