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Riflessioni 10 dicembre 2014 · lettura 1 min · 1736 letture

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Paride Giangiacomi 264 poesie pubblicate
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Se ti guardo, ridi, fuggi via; maledico il giorno in cui ho cantato la tua bellezza. Non bacerò mai più quelle labbra sì tanto vive; piango, te ne stai andando e il mio è languido canto. Dopo di te il nulla, la notte; oh, morte accoglimi nell'oblio della tua notte e foss’altro per illusione avvicinami l’Ossian mito della tomba. E seppur fosse dell’austera britannica terra il motivo a me sì tanto caro, volgi lo sguardo suo, verso l’infinito della mia coscienza. Frutto del Roman guerrier, da Cesare, pur anche lui, segnando la terra de’ Celti con l’arme sue e dell’italica terra. Quand’anche le galliche genti sotto l’egida del Roman caddero, la romana coscienza divenne un secondo impero. Tanto sì bella la romantica scrittura, l’interesse mio e delle umane genti susciti, par apparir a me la sola beltà.
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Scritta il 13/06/78.

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Paride Giangiacomi
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