La primavera è la prima apocalisse
Peppe Cassese
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Ventuno gatti
in un bidone di latta del comune
vecchio di baldorie
per la caccia al trofeo
da turlupinare.
La mano aperta di Dio
nella febbre di un motore
teso ad inseguire il vento
per ogni nota dolce
che un beduino del Sahara
innalza superbo
ad incontrare il cielo.
Colibrì immenso
posato in un hangar di foglie
con ali di drago volante
pronto a gabbare la natura
come quel giorno ad Hiroshima
con le piccole ombre sul ponte
che non hanno lasciato un nome.
Una vergine è rimasta a sedere
sulla piccola sedia di cristallo
col coraggio di una mangusta impaurita
e un nuovo apostolo
è ritornato a baciare la terra
con la fragilità di un canto d’Africa.
La primavera è la prima apocalisse.
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