Umile cantuccio
Paride Giangiacomi
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Nella nuda Terra
che mi vide fanciullo
vorrò un giorno riposar le membra
in un umile cantuccio, in angolo remoto
come figliol prodigo
che torna alla casa paterna:
quando i ricordi
lasceranno il posto alla memoria,
quando alle persone care
scenderà un velo
che appannerà il viso...
Oh, come vorrei similmente
al danzar gioioso
e festevole di aulenti creature,
sciogliersi in leggera melodia
nel saltellar all’annuncio festoso
di messer Aprile,
socchiudere gli occhi,
arricciar le gote,
imperlar le guance,
di indimenticate gemme
nel viaggiar pellegrino verso Te,
mio Signore!
©
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L'autore
Paride Giangiacomi
Commenti (1)
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Azar Rudif21 marzo 2015
Versi che cantano della voglia di ritornare alla casa del Padre. Cosa che viene accomunata alla morte, ma che non ha nessun legame con la morte, anzi! E ciò lo si legge bene nelle ultime tre strofe.

