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Spirituali 21 marzo 2015 · lettura 1 min · 1928 letture

Umile cantuccio

Paride Giangiacomi 264 poesie pubblicate
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Nella nuda Terra che mi vide fanciullo vorrò un giorno riposar le membra in un umile cantuccio, in angolo remoto come figliol prodigo che torna alla casa paterna: quando i ricordi lasceranno il posto alla memoria, quando alle persone care scenderà un velo che appannerà il viso... Oh, come vorrei similmente al danzar gioioso e festevole di aulenti creature, sciogliersi in leggera melodia nel saltellar all’annuncio festoso di messer Aprile, socchiudere gli occhi, arricciar le gote, imperlar le guance, di indimenticate gemme nel viaggiar pellegrino verso Te, mio Signore!
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Ascoltami: verso la morte sei spinto dal momento della nascita. Su questo e su pensieri del genere dobbiamo meditare, se vogliamo attendere serenamente quell'ultima ora che ci spaventa e ci rende inquiete tutte le altre (Seneca).

L'autore
Paride Giangiacomi
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Commenti (1)

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Azar Rudif21 marzo 2015

Versi che cantano della voglia di ritornare alla casa del Padre. Cosa che viene accomunata alla morte, ma che non ha nessun legame con la morte, anzi! E ciò lo si legge bene nelle ultime tre strofe.