E’ risorto puro pe mé

Mi è sempre piaciuto scrivere, eredità che mi è stata lasciata da mio padre, per poter trasmettere i miei stati d’animo e sentimenti ... sin da bambina mi sono cimentata in quest’arte per me liberatoria e che non ha ostacoli ... tra realtà, fantasia, voli pindarici... Scrivo poesie, acrostici, haiku, racconti su
Commenti (14)
E si, i derelitti, i poveri, i barboni... e l'elenco lungo potrebbe andare avanti comprendendo altre categorie di emarginati o di quelli che in qualche modo vivono nella sofferenza. La brava autrice fa dire al mendicante: "chi più di me...". E' proprio così, chi più di loro... Ed allora viene da pensare a coloro che s'arricchiscono sulla pelle d'altri, a chi ammazza, ai corrotti, etc. e vorresti dire: " chi meno di loro..." Bella poesia e di grande effetto la strofa di chiusura.
E si, risorgono pure i poveri, i barboni, coloro che tribolano nella vita. Hanno più diritto di tutti a risorgere. Dopo tante sofferenze il soggetto della lirica, si trova all'improvviso così bene, che riesce ad esclamare:" Sto così bene, sono morto anch'io e sono pure risorto". Una bella lirica in vernacolo romanesco che ha anche un che di satirico, di divertente. Bella la chiusura. Opera molto apprezzata!
Un lavoro che tocca la sensibilità dei lettori... in alcuni momenti ci dimentichiamo che esiste anche un'altra realtà, più dura e drammatica. Una poesia che commuove e fa pensare. Ottimo.
Sarà deformazione mia professionale, ma la poesia è semplicemente unica! Sono versi che mi hanno fatto riflettere per il loro splendido e vero significato, ma ancor più ho riscontrato una bravura nel saper esprimere poeticamente un testo che può essere rappresentato tranquillamente in maniera teatrale. Elogio massimo! Da leggere e conservare!
E' la rinascita per tutti, ma la brava Autrice sa che sono gli ultimi, che soffrono profondamente l'esistenza terrena, ad avere urgenza nell'essere aiutati non solo spiritualmente, ma anche materialmente .Un stesura del testo ben strutturato con immagini visive e sonore accurate. Complimenti, come sempre. Il mio plauso...
Cristo è morto in croce ed è il simbolo del sacrificio che tutti dobbiamo compiere per giungere alla resurrezione personale. Questo sacrificio ci permette di riformulare, morendo in vita, valori nuovi più vividi e personali. Una poesia che celebra un uomo che ancora oggi fa sentire il suo eco al di là della storia della chiesa e che è un valore volente o nolente per tutti noi.
È alquanto ironico il contenuto di questo vernacolo. Il poveretto costretto a elemosinare aveva una croce sulle spalle tutti i giorni, la portava a spasso sui marciapiedi della città, di cui la gente nemmeno se ne accorgeva di lui. Quel poveretto, senza pietà imputridiva di povertà come se fosse una carogna al sole. Sentì le campane suonare a festa, era Pasqua ed era ancora lì, credeva d'esser risorto, forse il Signore se l'era chiamato e nessuno se n'era accorto. Era l'unico e solo che Gesù poteva far risorgere con Lui, perché solidale, Lo aiutava a sorreggere la croce. Questo è il messaggio della lirica: spogliarsi di se stessi per dare agli altri, entrando negli altri e senza perdere se stessi.
Poesia che mette tenerezza... ma si tramuta in brividi di emozione e commozione nell'ultima strofa che rapisce con una tale semplicità da restarne quasi stupiti... La morte che l'uomo teme e di cui rifiuta persino il termine... si fa dolce passaggio, raggiungimento di una meta e dolce, calda accoglienza
Poesia molto toccante su una realtà di miseria che alberga in ogni città, dietro l'angolo. la rinascita anche per chi sopravvive appena, il sole che riscalda, infine... bellissima opera.
Lirica, dalla scrittura autentica ed incisiva, è interessante per la profondità del messaggio e per la spinta comunicativa, è apprezzabile per l’originalità espressiva... amica mia un abbraccio!!!!!
Molto attenta e brava l'Autrice nel descrivere la condizione di quelle persone che si trovano al margine della società...in periferia. Ma adesso anche per loro qualcosa è cambiato, con la Resurrezione del Cristo.
poesia che rivela una grande sensibilità d'animo da parte dell'autrice, molto musicale, ottimo testo
Un parallelismo tra la morte di Cristo e sua resurrezione e quello di un povero mendico... Gli ultimi saranno i primi, l'ingiustizia terrena forse troverà riscatto nella seconda vita... quella eterna. Molto apprezzata.
Nemmeno di sono accorto d'essere morto... una frase ironica che rimarca con delicatezza l'assoluta povertà di chi non possiede altro che la propria sensibilità...versi di grande levatura.













