I morti parlano
Giovanni De Gattis
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I morti parlano,
nel silenzio clandestino
dell'esistenza e raccontano
di vite vissute, tra lo stupore
dell'incoscienza, inzuppando
nell'amara ipocrisia
le facce livide, nascoste
fra gli interstizi dei vocaboli.
Parlano e danzano, lentamente
accompagnati da una musica straziante
mentre una giostra malinconica
acclama l'evento, inatteso
fra fontane di luci cadenti
in penombre, disseminate sull’umida terra.
Le ruote di un carretto, sobbalzano sulle buche
forte cigolano nel freddo. Un altro arriva
dopo il giorno spento e tutti si raccolgono a corte
per accogliere il circoscritto, tra sussurri e
mormorii di rito. Il silenzio di luce, colora l'epitaffio:
“un cuor gracile d'amore, si è dato la morte"
la platea si scioglie nel pianto lancinante
dell’oltretomba ambigua, del pensiero forviante
dove la pena afflitta, allo sconsolato ardire
non è pari alla gioia di vita. I morti parlano
nel silenzio frammentario, incitano l’altra vita
a non recitar perdono ininfluente, ma a dir cosa
è giusto fare, per credere nell’altra dimensione
dove giace suadente il destino.
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Giovanni De Gattis
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