Or che muoio
E cosi mi spengo, di finito amore m’appago,
stretto al muro del bisogno e contate lacrime
impotente ancora nel capire, stremato mi chino.
D’un amaro sapore che valga un abbraccio,
ripudio con falsi risi tra spalle alzate,
mendiche d’affetto fra riti di saluti e circostanze.
D’anni passati aperti per finire, di rimando carezzo,
occhi languidi di morbido pelo paiono capire
di musi fra mani e umide lingue a placar ferite.
Or che muoio, come un’ancora pesante scivolo,
scende impietoso un’empireo velo su sguardi
che un tempo videro tenerezze e facili allegrie.
Commuovo un rimpianto lasciato troppo solo,
un dolore pieno mi chiama a se, rispondo piano
a temer le mie urla imploro l’oblio fra Dio e il cielo.
Ora scusate Voi che mi capite, di sipario chiudo,
cosi che di smorfie cedo e i miei passi fermo
non di ragione ma di cuore, m’affretto al salto.
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Commenti (2)
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Pino Penny4 agosto 2007
poesia particolare sulle sensazioni di autodistruzione che la delusione d'amore imprime. è molto ben scritta e fà capire il doloroso stato d'animo.
M
Manuela Magi4 agosto 2007
Molto bella questa tua poesia quasi di commiato.l'ho letta tutta d'un fiato.complimenti.
