Poeta o poetastro?
Peppe Cassese
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Poeta o poetastro e chi lo sa
io sono il gran vecchiaccio della rima
ermetico lo ero tempo fa
più o meno andavo a zonzo in libertà
quando che zampettavo con la musa
e colma zeppa era la cambusa
di versi col non senso
puntati sulla carta
un’officina
di acqua fuoco pepe
e mescalina.
Vecchio abbastanza
con maestri a schiera
calca di bande italiche e selvagge
di bardi di cassandre e putipù
entrati per la porta di servizio
a tutto spiano
e colti a uno a uno
sborniandomi con Blaise e il fiorentino
col prete il navigante e il parigino
Gibran Garcia Ovidio e Marziale
e tanti ancora e ancora vivi dentro
che bruciano nel modo più insolvente
in questa valle ludica e incoerente
e in ultimo con Napoli nel cuore
cercando di arricchire quel furore
che m’ha strappato giorni e tante notti
e fonde dentro il sangue dei corrotti.
Vecchio di certo ma non un avaraccio
ché rime strofe versi stanze e giostre
sono i miei mille quadri delle mostre
nel gran salone della fantasia
che vengono dannatamente a sbafo
a intingere nel calamo di Apollo
dal punto estremo alto al suo midollo
beccando le calcagna dei miei passi
tra cieli mari venti e antichi sassi.
Vecchio sicuramente e se cantore
vorrei che lo dicessero al bambino
che s’agita nel bianco grembiulino
dietro alle suore per alzar la gonna
e guardare le gambe sue di donna
a suor Celeste giovane e intrigante
convinta del mio grugno di brigante
e prima di tornare ad esser creta
qualcuno mi dicesse: “Sei poeta!”
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Peppe Cassese
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