Figli di un sogno
Paride Giangiacomi
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Quante cose
ci sono da imparare
in un tramonto?
Se all'inizio
di nuove esperienze
si tuffa nel mare
dell’Oblio,
fardello di ferite
ancor sanguinanti,
quasi a voler mondarsi
di cicatrici tatuate nel profondo,
che percorsi avulsi
dal pensier e dall'essere,
ti han relegato a protagonista e superstite?
Nel silenzio,
percepisci al veder
incandescenza pesante e silente
e ti stupisci
e non vorresti essere altrove:
sole al tramonto
che cerchi di toccare,
raggiungere, fermare,
per chiedere:
“Portami con te,
fammi vedere cosa c’è,
oltre...”
E per un tempo che pare infinito,
orfani rimaniamo,
a subire,
convinti di poter decidere
albe nuove,
sentieri verso quali tramonti,
fatti della stessa sostanza del Cielo
(in quanto)
siamo figli di un Sogno...
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L'autore
Paride Giangiacomi
Commenti (2)
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Rosetta Sacchi12 settembre 2015
Trovo originale questo voler spiegare, attraverso interrogativi e dubbi, intimi pensieri e riflessioni, che siamo figli di un sogno, “ convinti di poter decidere albe nuove” afferma il poeta, ed inconsapevoli di poter imparare tante cose guardando un tramonto
Luciano Capaldo12 settembre 2015
Un tramonto che ci può trasportare con sé in un mondo ogni volta diverso. L'autore egregiamente devo dire, con versi d'incanto riesce a far credere che in un tramonto ci sia vita anziché sonno e se quel sole potesse farci da guida nel suo lento andare a coricarsi forse potremmo verdere albe nuove, diverse. Magari! Molto attraente. Piaicuta


