Escursioni sul monte di venere
Sarò la spugna acetata della tua doccia
il pigiama che si toglie al mattino
il pettine ch'addolcisce i tuoi capelli
la mano focosa che segue le tue forme
e lo specchio che ti guarda e restituisce l'immagine
trattenendola finché tu lo concederai.
Sarò il vicino che ti spia tra le fessure
il fremito ardente che spigola la fiamma.
Sarò il peccato che affonderà nelle tue membra
il dirigibile gonfiato dalla fantasia
il mistico suono di respiri che si placano
lo sguardo intirizzito spalancato sui tuoi occhi
che scivola sul tuo corpo svellutandolo
per un'ultima carezza prima d'andar via.
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Commenti (3)
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Rossodisera29 agosto 2007
coinvolgente, bella la chiusa, ma soprattuto l'idea dello specchio! bella!
S
Serena31 agosto 2007
abbastanza carina, peccato che é scritta in prosa... un piccolo tema quasi.
E
Evaluna Sperber26 settembre 2007
questa è diretta e arriva nella sucessione di immagini... ma come se avesse una gamba più corta inciampa nel superfluo. continuo a frullare i miei neuroni nel dilemma ”cresce... ma a passo di gambero non troverà la tangente.”
