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Satira 29 marzo 2016 · lettura 1 min · 1946 letture

Figurateggiando

Peppe Cassese 2167 poesie pubblicate
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Tracciata degna anafora con tono iperbolato aggiungo una sineddoche al verso allitterato. Tentando poi un bisticcio col chiasmo antonomato soccorro un’assonanza con la bromuristanza. Ma con l’allocuzione domando alla litote se con la catacresi può confutar la tesi. E’ allora che l’ellissi ripresa dall’ipallage seguendo la sua scia si fa sinestesia. E quando poi l’ossimòro controlla lo zeugma il cavalier Solone troneggia sull'anastrofe che certa dell’epifora spinge l’onomatopea e un timbro metonimico un climax acuto crea e con l’allegoria si affida all'alalia. Nascosto nell’antitesi solo l’enjambement da’ alla similitudine personificazione cercando di transfondere nell'amplificazione. Perciò paromasiando chiudo questo tormento perché o cento o una io te l'affido al vento. Noi siamo la metafora di strade senza uscita che figurateggiando imbratta mente e vita.
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Agli appassionati delle figure retoriche ad libitum.

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Commenti (1)

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Antonio Terracciano30 marzo 2016

Sono convinto, come mi pare voglia sostenere il poeta in questa sua simpatica satira, che tutte le figure retoriche (dai nomi spesso impronunciabili...) che si possono trovare in una (buona) poesia non devono essere messe lì dal poeta di proposito, ma che vengono individuate a posteriori. Sono i critici (che comunque devono pur lavorare!) ad andare a pescare pazientemente tutte quelle cose che l'autore spesso non si accorge neppure di avere inserito, che nascono sovente per caso, come conseguenza dei vari particolari ritmi imposti all'espressione di ogni singolo pensiero poetico.