Figurateggiando
Peppe Cassese
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Tracciata degna anafora
con tono iperbolato
aggiungo una sineddoche
al verso allitterato.
Tentando poi un bisticcio
col chiasmo antonomato
soccorro un’assonanza
con la bromuristanza.
Ma con l’allocuzione
domando alla litote
se con la catacresi
può confutar la tesi.
E’ allora che l’ellissi
ripresa dall’ipallage
seguendo la sua scia
si fa sinestesia.
E quando poi l’ossimòro
controlla lo zeugma
il cavalier Solone
troneggia sull'anastrofe
che certa dell’epifora
spinge l’onomatopea
e un timbro metonimico
un climax acuto crea
e con l’allegoria
si affida all'alalia.
Nascosto nell’antitesi
solo l’enjambement
da’ alla similitudine
personificazione
cercando di transfondere
nell'amplificazione.
Perciò paromasiando
chiudo questo tormento
perché o cento o una
io te l'affido al vento.
Noi siamo la metafora
di strade senza uscita
che figurateggiando
imbratta mente e vita.
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L'autore
Peppe Cassese
Commenti (1)
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Antonio Terracciano30 marzo 2016
Sono convinto, come mi pare voglia sostenere il poeta in questa sua simpatica satira, che tutte le figure retoriche (dai nomi spesso impronunciabili...) che si possono trovare in una (buona) poesia non devono essere messe lì dal poeta di proposito, ma che vengono individuate a posteriori. Sono i critici (che comunque devono pur lavorare!) ad andare a pescare pazientemente tutte quelle cose che l'autore spesso non si accorge neppure di avere inserito, che nascono sovente per caso, come conseguenza dei vari particolari ritmi imposti all'espressione di ogni singolo pensiero poetico.
