La notte
Peppe Cassese
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La notte entra e giace accanto a me
vestita bianco sporco in finta pelle.
Mi guarda mi sorride e mi accarezza
col suo avanzare vago e irriverente
e quell’astuzia tipica di chi
si aspetta dai miei occhi ancora un sì.
Attesa non si mostra molto allegra
con la sua bocca rossa di una rosa.
Si adagia prende sonno e poi si sveglia
con gli occhi bene aperti alla ventura
con l’intenzione grama e indisponente
di chi guadagna tanto e perde niente.
Seguita mi accompagna ad ogni passo
col suono che il silenzio riconosce.
Si stende non pretende e mi scollina
col verbo deponente e senza rima
e quando poi mi vede un po’ distratto
mi sfianca morde il cuore e vuota il piatto.
Si mostra tanto misera e meschina
che non concede al tempo un solo istante.
Non parla e se la chiamo non mi fila
con la sua faccia dolce di bambina
e appena il nuovo giorno batte l’ora
mi manda puntualmente alla malora.
©
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Peppe Cassese
Commenti (1)
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S
Stello9 luglio 2016
Simpatica ed originale questa costruzione della notte in cui emerge sempre più decisa la bravura del poeta nel manovrare parole e versi a suo piacimento. Complimenti, molto piaciuta.
